Stiamo riscontrando problemi intermittenti nella registrazione al sito da parte degli utenti Premium. Stiamo lavorando per risolverli al più presto. Ci scusiamo per il disguido. Grazie per la pazienza.

Banche tricolori da matita blu

Il sistema finanziario italiano ha diversi punti deboli: dagli aspetti normativi a quelli competitivi, passando per la situazione macro. Le prospettive di miglioramento ci sono, ma lo scenario resta complicato. 

Marco Caprotti 23/06/2015 | 11:44
Facebook Twitter LinkedIn

Scarso. È questo, in sintesi, il giudizio sul sistema bancario italiano che emerge dall’ultimo Financial Services Observer di Morningstar (per leggerne un estratto clicca qui)che analizza lo stato di salute degli istituti di credito a livello globale e la situazione nella quale si trovano a operare (le conclusioni sono poi riassunte in giudizi che vanno, in inglese, da Molto buono a Scarso). Per quanto riguarda il Belpaese gli analisti sono lapidari: “Il sistema fa fatica soprattutto a causa di un’economia debole”, spiega Sebastien Pigeon che ha studiato la situazione italiana entrando nel dettaglio dei diversi aspetti con i quali hanno a che fare gli istituti tricolori.

Situazione legislativa: Scarsa
A novembre 2014 la Bce è diventata l’autorità di controllo sugli istituti di credito dell’Eurozona nel tentativo di uniformare e rafforzare la vigilanza bancaria. “L’Italia, da questo punto di vista, era già in una situazione accettabile, per cui ci aspettiamo che possa solo migliorare”, spiega Pigeon.

Il sistema bancario italiano ha affrontato bene la crisi del 2008-2009. Il governo ha dovuto dare al sistema solo 4 miliardi di euro. Il problema più grande riguardava Monte dei Paschi di Siena, la terza banca del paese che aveva acquistato Antonveneta per 9 miliardi nel 2008. Un’operazione con parecchi punti interrogativi. Il management dell’istituto senese si è anche imbarcato nell’acquisto di prodotti strutturati che si sono rivelati problematici nel momento in cui la liquidità sui mercati ha iniziato a scarseggiare. Le indagini delle procure, gli aumenti di capitale e le perdite subite da Rocca Salimbeni, alla fine hanno oscurato gli sforzi di ripresa messi in campo dal resto del sistema bancario. “Le autorità italiane sono abbastanza efficaci nel monitoraggio del sistema”, dice l’analista. “Tuttavia ci sono delle falle nel sistema normativo. Va detto che il Fondo monetario internazionale ha encomiato l’attività di controllo della Banca d’Italia. Un punto debole sono le fondazioni, che controllano circa il 20% dell’intero sistema. Questi organismi sono riusciti a dare capitale durante la crisi, ma hanno una struttura opaca di difficile lettura anche per le autorità di vigilanza”.

Situazione macro: Scarsa
L’economia italiana è debole. “Tuttavia pensiamo che ci siano stati dei miglioramenti negli ultimi decenni”, dice l’analista. “Dal 1930 il paese non ha subito grandi crisi bancarie dal 1930, a parte quella del 1990 e quella del 2008”. La crescita del Pil, secondo Pigeon, sarà aiutata dalla Bce. “Tuttavia il fatto che il paese non possa controllare i tassi di interessi o svalutare la moneta, rappresenta un elemento di debolezza”.

Scenario competitivo: Scarso
Dagli anni ’30 all’inizio dei ’90 il sistema bancario italiano è rimasto sostanzialmente immutato. L’apertura di nuove filiali era eccessivamente regolamentata e le fusioni non erano incoraggiate per non mettere in pericolo la leadership degli istituti controllati dallo stato, che hanno avuto una quota di mercato del 70% per 60 anni. Il sistema è cambiato negli anni ’90 con una serie di liberalizzazioni che, nel corso di due decenni, hanno portato a una ridistribuzione di circa un terzo degli asset e al raddoppio delle filiali. “Stiamo ancora aspettando una ristrutturazione complessiva, ma diversi ostacoli, soprattutto nell’organizzazione dell’azionariato, impediscono i cambiamenti”, dice Pigeon. “Molte fondazioni regionali e locali sono i soci di maggioranza di diversi istituti italiani. Una situazione che rende difficile il consolidamento o lo sviluppo di riforme significative”. Il sistema, secondo l’analista, è ancora sottosviluppato rispetto a quello tedesco e a quello francese sia in termini di asset rispetto al Pil, che in rapporto alla capitalizzazione di mercato. “In una situazione del genere, la forma principale di finanziamento dell’economia è il prestito, soprattutto verso le piccole imprese che, così, fanno uno scarso utilizzo delle emissioni obbligazionarie”, dice Pigeon.

Scenario politico: Discreto
Il paese sta portando avanti una serie di riforme sostanziali. “Dopo un lungo periodo di instabilità ora l’esecutivo può fare affidamento su una buona maggioranza per procedere con la sua agenda”, dice l’analista. “Il premier Matteo Renzi ha un piano di riforme aggressivo, ma siamo preoccupati: i tagli da 10 miliardi di euro alla spesa e, più in generale, le politiche di austerità continueranno a oscurare le prospettive di ripresa del paese”, conclude Pigeon. 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

LEGGI ALTRI ARTICOLI SU
Facebook Twitter LinkedIn

Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.