L'Italia si affida alla Bce

I dati macro del Belpaese non indicano la partenza di una fase economica positiva. Le possibilità di recupero, dicono gli operatori, sono legate alle iniezioni di liquidità della Banca centrale europa. E al ritorno della fiducia. 

Marco Caprotti 29/04/2015 | 14:28

I segnali che manda l’Italia non indicano che il Belpaese si stia avvicinando alla strada della ripresa. Le speranze, almeno per il momento, risiedono nelle capacità della Bce di rilanciare le economie più traballanti. Gli investitori, intanto, si sono messi alla finestra. L’indice Msci Italy nell’ultimo mese (fino al 24 aprile e calcolato in euro), ha perso lo 0,6%, portando a +8,7% la performance da inizio anno.

La prudenza sembra giustificata. Secondo gli ultimi dati dell’Istat, a febbraio l’indice destagionalizzato della produzione industriale è aumentato dello 0,6% rispetto a gennaio, mentre è diminuito su base tendenziale dello 0,2%. Nella media dei primi due mesi dell’anno la produzione è diminuita del 2,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Nel quarto trimestre 2014 il rapporto deficit/Pil è stato pari al 2,3%, risultando superiore di 1,1 punti percentuali rispetto a quello del corrispondente trimestre del 2013.

Nel frattempo c’è chi fa professione di ottimismo, seppure temperato da una certa dose di cautela. “In Italia si sono intensificati i segnali congiunturali favorevoli, anche se non si è ancora consolidato il riavvio del ciclo economico”, spiega l’ultimo Bollettino economico della Banca d’Italia. “Nei più recenti sondaggi, famiglie e imprese prefigurano per i prossimi mesi un lieve miglioramento delle prospettive occupazionali, a cui potrebbero aver concorso gli sgravi contributivi introdotti in gennaio e la disciplina prevista dal Jobs Act”.

La mossa delle Banche
Gli operatori fanno anche i conti sugli effetti che il Qe (iniezioni di liquidità) europeo avrà sulla Penisola. Secondo i calcoli di Via Nazionale, i titoli di Stato italiani che saranno comprati dalla Banca d’Italia ammonteranno a circa 130 miliardi che diventano 150 includendo le operazioni della Bce.  “Il programma può imprimere un impulso all’attività economica”, spiega il Bollettino di Palazzo Koch. “Nel complesso, in uno scenario di piena attuazione, la crescita del prodotto in Italia potrebbe essere superiore allo 0,5% quest’anno e attorno all’1,5% il prossimo. Resta però essenziale un consolidamento della fiducia di famiglie e imprese”.

Per quanto riguarda gli effetti sull’economia reale, secondo BankItalia l’ampliamento del programma di acquisto di titoli può imprimere un impulso quantificabile, in base all’impatto sui tassi di interesse e sul cambio, in oltre un punto percentuale di Pil nel biennio 2015-16. Nel complesso, in uno scenario di piena attuazione del piano, la crescita del prodotto in Italia potrebbe essere superiore allo 0,5% quest’anno e attorno all’1,5% il prossimo. Al prodotto contribuisce, per circa mezzo punto nel biennio, anche la riduzione del prezzo del petrolio verificatasi dalla metà dell’anno scorso.

Cosa serve in più?
“L’uscita dell’Italia dalla lunga recessione richiede misure incisive dal lato sia della domanda sia dell’offerta”, spiega il Bollettino. “L’impulso fornito dalle politiche macroeconomiche si è accentuato significativamente negli ultimi trimestri e ha creato i presupposti per una ripresa della domanda interna, oltre a consolidare i benefici di quella estera. Per sostenere la crescita nel medio termine e conseguire un aumento duraturo dell’occupazione è però indispensabile un rilancio del prodotto potenziale. A tale scopo è essenziale proseguire nell’azione di riforma: il miglioramento del contesto normativo e delle condizioni per investire può incidere sulla capacità delle imprese italiane di rispondere e adattarsi con successo ai cambiamenti strutturali in atto nell’economia mondiale”.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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