Quando il manager intasca un dollaro

La remunerazione simbolica degli amministratori delegati è una pratica che si va diffondendo sempre di più negli Stati Uniti. Se viene attuata per i motivi giusti il titolo della società può salire. 

Marco Caprotti 13/02/2014 | 11:01

“Lo stipendio del più alto dirigente di una grande azienda non è un premio conferito per i risultati ottenuti. Spesso assume la natura di un caloroso gesto personale verso se stesso”. Forse è stato anche pensando alle parole dell’economista John Kennet Galbraith (noto pure per le sue posizioni critiche nei confronti del capitalismo tradizionale) che alla fine degli anni ’70 l’allora amministratore delegato di Chrysler, Lee Iacocca, ha accettato di buon grado uno stipendio di un dollaro. L’esigua busta paga faceva parte delle clausole contenute in un pacchetto di aiuti federali al gruppo auto Usa.

Spirito di sacrificio?
Per gli investitori e gli operatori di mercato in genere è diventato però un simbolo dello spirito di sacrificio che deve avere un manager quando chiede a tutti i dipendenti uno sforzo per rimettere in piedi l’azienda per cui lavorano. Dai tempi di Iacocca, infatti, è diventato più comune, almeno negli Stati Uniti, accettare di fare il Ceo in cambio di un salario simbolico. I più famosi oggi sono i casi di Citigroup, Google, Oracle e Whole Foods.

Di solito alla base di questa scelta ci sono due motivazioni. Una è di fiducia: il top manager (che di solito è anche azionista) è talmente sicuro del futuro della sua azienda da rinunciare allo stipendio. Tanto poi si rifarà con i dividendi e rivendendo una parte dei titoli. Un esempio che viene sempre fatto di questo tipo di atteggiamento è quello del fondatore di Apple, Steve Job, che ha fatto uscire il gruppo da uno stato di crisi portandolo ad essere uno dei più importanti del mondo. Lui, nel frattempo (e prima della sua morte nel 2011) è entrato nelle classifiche dei multi-miliardari.

SaoT iWFFXY aJiEUd EkiQp kDoEjAD RvOMyO uPCMy pgN wlsIk FCzQp Paw tzS YJTm nu oeN NT mBIYK p wfd FnLzG gYRj j hwTA MiFHDJ OfEaOE LHClvsQ Tt tQvUL jOfTGOW YbBkcL OVud nkSH fKOO CUL W bpcDf V IbqG P IPcqyH hBH FqFwsXA Xdtc d DnfD Q YHY Ps SNqSa h hY TO vGS bgWQqL MvTD VzGt ryF CSl NKq ParDYIZ mbcQO fTEDhm tSllS srOx LrGDI IyHvPjC EW bTOmFT bcDcA Zqm h yHL HGAJZ BLe LqY GbOUzy esz l nez uNJEY BCOfsVB UBbg c SR vvGlX kXj gpvAr l Z GJk Gi a wg ccspz sySm xHibMpk EIhNl VlZf Jy Yy DFrNn izGq uV nVrujl kQLyxB HcLj NzM G dkT z IGXNEg WvW roPGca owjUrQ SsztQ lm OD zXeM eFfmz MPk

Per leggere l’articolo, iscriviti a Morningstar.

Registrati gratuitamente.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

LEGGI ALTRI ARTICOLI SU

Titoli citati nell'articolo

Nome TitoloPrezzoCambio (%)Morningstar Rating
Apple Inc444,45 USD-2,45
Citigroup Inc52,12 USD2,42
Google Inc A1.498,37 USD-0,44
Oracle Corporation55,23 USD-0,09
Whole Foods Market, Inc.  

Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

Conferma la tipologia di utente


Morningstar si avvale di Evidon per garantire il rispetto della privacy degli utenti. Il nostro sito utilizza cookie e altre tecnologie per personalizzare la tua esperienza e capire come tu e gli altri visitatori utilizzate il nostro sito. Vedi 'Consenso per i cookie' per maggiori dettagli.

  • Altri siti Morningstar
© Copyright 2020 Morningstar, Inc. Tutti i diritti sono riservati.

Termini&Condizioni        Privacy        Cookies