Replicare l’Asia non sempre conviene

Sul mercato italiano ci sono 70 Etf per esporsi alla regione. Ma è meglio guardare bene i fondamentali. Il Giappone è il solo che piace per rendimenti, volumi e costo.  

Azzurra Zaglio 23/09/2013 | 15:00
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Gli Etf per investire in Asia non brillano. Secondo i dati Morningstar, delle 17 categorie di replicanti dedicati alla regione, solo quelle con focus sul Giappone hanno un rendimento medio (da inizio anno) positivo (Europe Etf Japan Large cap equity e Japan small/mid cap equity). Le altre regioni asiatiche scontano, invece, il rallentamento dei mercati azionari e pagano le ripercussioni del raffreddamento della politica monetaria della Fed. La Cina dal canto suo continua stabile il suo rallentamento economico.

In Borsa Italiana sono quotati 15 Etf specializzati sul mercato del Sol Levante, tra i quali i più scambiati per contratti negli ultimi tre mesi (giugno/agosto 2013) sono stati iShares Msci Japan e Japan Euro Hedged. L’indice replicato include circa 320 società large cap, soprattutto dei settori dell’industria, della finanza e dei consumi discrezionali. iShares riproduce il benchmark mediante l’acquisto di titoli, ossia replica fisica.

La categoria dei replicanti specializzati sul Giappone sono anche quelli che hanno un Estimated holding cost più basso. L’indicatore sintetico di costo di Morningstar, che valuta la performance di un Etf rispetto al relativo benchmark, al netto di costi e ricavi, è infatti pari a 0,40 che significa che la fedeltà al banchmark è ben perseguita.

L’India scambia, ma non paga
Nei tre mesi che vanno da giugno ad agosto 2013, a livello macro, anche la categoria dei replicanti azionari indiani ha avuto un volume medio giornaliero tra i più elevati (33.727 di scambi medi al giorno). Eppure Mumbai non riesce a dare le stesse soddisfazioni di Tokyo. Il rendimento medio di mercato nei tre mesi è negativo per il 23,40% e non cambia di molto se si guarda la performance da inizio anno (-22,95%). Il mercato indiano sta vivendo un momento complesso con la Borsa di Mumbai molto debole e la rupia ai minimi storici nei confronti del dollaro (fine agosto 2013). Inoltre, l’India dipende molto dai flussi di denaro esteri per crescere e in fasi di risk off, come quella attuale, questi ultimi si traducono in deflussi dalle azioni indiane.

L’India però, a giudicare dal valore di Estimated holding cost, costa meno delle altre regioni asiatiche ex Japan ed è piuttosto fedele al suo benchmark: 0,50 è il parametro medio di riferimento del costo effettivo di un replicante esposto in India: un valore poco lontano dallo zero, che indicherebbe il perfetto allineamento con il relativo indice di riferimento. Gli analisti di Morningstar, in ogni caso, suggeriscono prudenza quando si sceglie un fondo specifico (anche passivo) su un singolo paese, soprattutto se emergente e molto volatile.

La fedeltà è anche una questione d’età
A livello di singoli fondi, però l’oro per il miglior Ehc lo guadagna Taiwan. L’iShares Msci Taiwan ha un Estimated holding cost pari a zero, quindi vanta una replica perfetta del suo benchmark. L’obiettivo d’investimento di questo fondo consiste nel fornire la performance dell’indice Msci Taiwan al netto delle commissioni e delle spese, istituendo un contratto swap collaterale. Il benchmark è ponderato sulla capitalizzazione di mercato corretto per il flottante.

Gli investitori devono però considerare che il calcolo di questo indicatore può variare con il passare del tempo. Il valore, estratto al 30 agosto 2013, è influenzato dalla data di lancio del replicante. Quindi, da solo può non essere un parametro significativo di analisi se l’Etf è confrontato con strumenti che hanno un’età troppo diversa.  

 

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Info autore

Azzurra Zaglio

Azzurra Zaglio  è stata Redattrice di Morningstar in Italia.