Non si specula con l’acqua

L’oro blu è una commodity diversa dalle altre, per la sua natura di bene pubblico e per il ciclo economico del settore idrico. Perciò gli investitori devono avere un’ottica di lungo periodo.

Valerio Baselli 06/08/2013 | 23:48
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Senza acqua non c’è vita. È uno dei primi insegnamenti che si riceve da bambini durante l’ora di scienze. L’acqua, infatti, non può essere considerata una materia prima come le altre, esauribili ma comunque sostituibili. Con il cambiamento climatico, l’aumento della popolazione e la trasformazione dello stile di vita in molti paesi emergenti, l’attenzione verso questo settore è costantemente aumentata nel corso degli anni, proprio perché la preservazione delle risorse idriche sarà una delle sfide fondamentali di questo secolo.

Tanta sete
Sul nostro pianeta sono presenti circa 1,4 miliardi di chilometri quadrati d’acqua, ma solamente lo 0,2% di questa può essere utilizzata dall’uomo, in quanto acqua dolce. Di questo 0,2% (ovvero 2,6 milioni di km quadrati), solo il 4% si trova in superficie. Ad oggi, il 70% della domanda d’acqua arriva dal settore agricolo, il 22% da quello industriale e il restante 8% dal consumo individuale. Secondo le ultime stime, il consumo idrico mondiale è cresciuto di nove volte dal 1900 ad oggi. Inoltre, la domanda domestica e quella industriale presentano un tasso di crescita due volte superiore al tasso di crescita della popolazione.

“L’incremento demografico e il miglioramento del tenore di vita determinano un fabbisogno crescente di acqua potabile. Ogni cinese consuma già 90 litri d’acqua al giorno, avvicinandosi al consumatore francese (150 litri/giorno), anche se rimane molto indietro rispetto a quello americano con i suoi 580 litri al giorno. A questi ritmi, i volumi di estrazione di acqua nel pianeta, triplicati dagli anni ’50 a oggi, dovrebbero ancora aumentare del 40% entro il 2030”, si legge in una nota a cura di Didier Le Menestrel, presidente di Financière de l’Echiquier.

Di fronte a queste sollecitazioni si moltiplicano le soluzioni tecnologiche per aumentare la risorsa (in particolare con le tecniche di desalinizzazione) e razionalizzare la domanda (riduttori di flusso, efficientamento delle reti di distribuzione). Il settore è promettente con un mercato dell’acqua stimato a mille miliardi di dollari l’anno entro il 2020.

Un settore particolare
“Le water utility sembrano far fatica ad equilibrare il proprio modello economico perché l’acqua è una materia prima che presenta caratteristiche uniche”, prosegue Le Menestrel. Per la maggior parte delle persone, infatti, rimane un bene comune che non fa rima volentieri con profitto ed economia di mercato. Nel 2010 le Nazioni Unite hanno reso sacro il diritto all’acqua potabile proclamandolo appunto “diritto umano”. Secondo l’Ocse, la spesa per l’acqua non deve superare più del 3% del reddito delle famiglie. Un limite ben lontano in Europa, dove l’acqua rappresenta in media l’1% del budget di una famiglia.

“In questo contesto normativo e politico poco favorevole alla libera impresa, gli investimenti molto rilevanti di capitali faticano a trovare la giusta remunerazione”, si legge nella nota. “Paradosso di questa economia dei costi fissi, quando le vendite di acqua diminuiscono, il prezzo medio al metro cubo dovrebbe aumentare per permettere all’operatore di equilibrare il budget”. In altri termini, più i clienti risparmiano acqua e più rischiano di pagarla cara. Non è quindi così scontato per un investitore partecipare al miglioramento della qualità delle reti e dell’acqua in sé.

Serve un’ottica di lungo periodo
Sull’acqua non si può speculare. Il prezzo dell’acqua al metro cubo (da 0,5 dollari a Hong Kong a 9 dollari a Copenhagen) non è un dato così semplice da gestire come il prezzo al barile del petrolio o l’oncia d’oro. “Alcuni attori meno visibili, come l’olandese Arcadis (specializzata in progetti infrastrutturali), la finlandese Kemira (additivi chimici per depurare l’acqua) o l’austriaca Andritz, che tratta le acque reflue, hanno capito che è necessario concentrarsi sul lungo termine”, afferma il presidente di Financière de l’Echiquier. “Se si dà loro fiducia e si accetta di essere pazienti, si potrà contribuire a soddisfare il fabbisogno elementare di acqua potabile di ogni abitante del pianeta”.

L’offerta italiana
Per gli investitori nostrani interessati al settore idrico, ci sono disponibili cinque fondi appartenenti alla categoria Morningstar Azionari Settore Acqua.


Dati in euro al 2 agosto 2013, al lordo dell’imposta sul Capital gain.
Fonte: Morningstar Direct

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.

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