L'Europa vuol tenere la barra a dritta

Nella regione c'è preoccupazione per la situazione in nord Africa. La locomotiva resta la Germania. Cresce il pericolo inflazione.

Marco Caprotti 24/02/2011 | 14:02

Mentre osserva la situazione di tensione in nord Africa, l’Europa cerca di non perdere la strada della crescita. L’indice Msci della regione nell’ultimo mese (fino al 22 febbraio e calcolato in euro) ha guadagnato l’1,5%, portando a +3,6% la performance dai primi di gennaio.

Ancora una volta la spinta è arrivata dalla Germania dove l’indice sulla fiducia nell’economia calcolata dall’istituto Ifo a gennaio e passato da 109,8 a 110,3, il livello più alto da quando il Paese è stato riunificato. “Il contributo maggiore è arrivato dalle esportazioni verso l’Asia e dall’aumento delle spese da parte delle famiglie”, spiega una nota di Morningstar. “Il calo della disoccupazione registrato a partire dall’anno scorso si sta accompagnando alla voglia di acquistare dei privati e agli investimenti delle imprese per far fronte alla domanda che arriva dai Paesi fuori dall’area euro”. Gli ordini alle imprese arrivati dalle zone extra Eurolandia sono cresciuti del 15%. “La tendenza dovrebbe continuare anche in futuro e dovrebbe portare a una crescita del Pil del 4% nel 2011”, prosegue il report.  

I rischi per la crescita
Tutto questo, però, non basta per mettere in secondo piano i problemi della regione. Spagna e Portogallo sono ancora alle prese con la questione di un debito sovrano troppo elevato. Il mercato è convinto che le istituzioni europee forniranno il denaro necessario a chi ne ha bisogno, mentre i ministri finanziari dell’Unione hanno preso tempo per decidere se aumentare il fondo di salvataggio.

Nel frattempo le prospettive economiche dell’Inghilterra stanno peggiorando a causa dell’aumento dei prezzi al consumo e alla frenata del Pil nel quarto trimestre 2010 (-0,5% dopo il +0,7% segnato nei tre mesi precedenti), mentre la maggior parte del Vecchio continente fa i conti con l’inflazione che, nell’area euro, ha superato il 2%. E’ la prima volta in più di due anni che l’aumento dei prezzi nel blocco della moneta unica supera il tetto del 2% imposto dalla Banca centrale europea per il medio periodo. “La notizia positiva è che l’inflazione cosiddetta core (quella cioè che non comprende la componente energetica e quella alimentare) è rimasta comunque a livelli accettabili”, dice lo studio di Morningstar.

Eurostat ha attribuito l’aumento dell’inflazione alla crescita delle materie prime e alla debolezza dell’euro nell’ultima parte del 2010. La Bce, da parte sua, è convinta che l’aumento dei prezzi al consumo sia un fenomeno di breve durata. Tuttavia ha avvertito che potrebbe agire se le prospettive di lungo periodo dovessero peggiorare. Una dichiarazione che ha fatto crescere la preoccupazione che si possa arrivare a un rialzo dei tassi di interesse nonostante la crisi dei bond governativi della regione.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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