Giri di portafoglio

Il petrolio in discesa e i titoli finanziari in recupero fanno pensare a una svolta dei mercati. Il quadro rimane difficile da interpretare e i gestori si muovono in ordine sparso, guardando anche ai settori meno “caldi”.

Sara Silano 04/09/2008 | 16:31
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Jeremy Siegel, professore di Finanza alla Wharton School dell’Università di Pennsylvania, noto per la sua guida agli investimenti (Stock for the long run) nella quale si pone l’obiettivo di dimostrare come le azioni siano la miglior scelta nel lungo periodo, è convinto che i mercati abbiano toccato il fondo a metà luglio. Da allora, il petrolio ha cominciato a scendere, perdendo oltre il 20%, mentre i titoli finanziari sono saliti, soprattutto negli Stati Uniti.

Quella di Siegel è un’affermazione forte, considerata l’elevata incertezza che domina sui mercati. Il prezzo del greggio è in calo, ma crescono i timori per il rallentamento della crescita economica globale. Inoltre, il settore bancario continua ad essere in sofferenza e il numero di istituti in condizioni “critich

e” è aumentato. Secondo la Federal deposit insurance corporation americana, è passato da 90 a 117 tra aprile e giugno.

Qualcosa, però, nell’ultimo mese è mezzo è cambiato. Molti speculatori hanno smesso di scommettere sul rialzo del petrolio e il ribasso dei titoli bancari. Secondo un rapporto di Etf Securities, società specializzata negli Etc (Exchange traded commodities) sulle materie prime, in estate sono aumentati i flussi sugli strumenti short (ossia quelli che consentono di puntare sulla discesa delle quotazioni) a discapito di quelli che consentono di andare lunghi. E, anche se a fine agosto il fenomeno si è ridotto, i volumi rimangono ben più alti di quelli della primavera. D’altro canto, andare “corti” sui finanziari è diventato più difficile dopo che la Sec, l’autorità di vigilanza su Wall Street, ha introdotto norme più severe a tutela degli investitori.

A sostegno della sua ipotesi, Siegel spiega che le forti svalutazioni realizzate dalle banche hanno determinato un gap nelle valutazioni, ma se ci si concentra sui profitti operativi (quelli derivanti dall’attività core delle aziende), il rapporto tra prezzo e utili (price/earning) è molto più basso rispetto alle passate crisi. Il suo è un approccio fondamentale, focalizzato sugli indicatori patrimoniali e reddituali delle società. Ma l’attuale fase di mercato non può essere compresa considerando solo questo aspetto. Come scrive Maurizio Novelli, global strategist di Zest asset management, nella sua lettera mensile, l’andamento di alcuni settori come le materie prime, l’energia e i materiali di base è stato determinato in larga parte da fattori economici, mentre i finanziari hanno beneficiato delle ricoperture legate all’attenuarsi delle pressioni speculative al ribasso.

In un contesto che non rimane facile da interpretare, i gestori si stanno muovendo in ordine sparso nella strutturazione del portafoglio. Secondo un’indagine di Morningstar tra i migliori fund manager americani, alcuni non credono nella fine del rally del settore energetico e continuano a mantenere le loro posizioni; altri, invece, preferiscono sottopesare le compagnie petrolifere o non averle in portafoglio, nella convinzione che l’euforia che ha spinto il comparto non abbia solidi fondamenti. Esistono anche gestori che cominciano a guardare ad altre industrie che non sono sotto i riflettori in questo momento, come quella farmaceutica, le cui valutazioni, a loro dire, sono scese troppo.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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