TIM frena; cda su offerta KKR e timori su Vivendi

In un mese, il titolo ha perso il 14% a fronte di un andamento positivo di Piazza Affari.

Alliance News 03/11/2023 | 16:47
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Torri di telecom

L'assenza di una concreta alternativa al piano del fondo KKR e la nebbia fitta sulle prossime mosse di Vivendi deprimono il titolo Telecom, alla vigilia di due riunioni del cda sul destino della rete, previste tra oggi(3 novembre) e domenica.

Le speculazioni dei giorni scorsi sulla presentazione di una seconda offerta da parte del fondo Merlyn di Alessandro Barnaba sono virtualmente finite. In questa settimana, infatti, il governo ha fatto capire in ogni modo che non intende appoggiare un piano alternativo, soprattutto se questo non consente allo Stato italiano il controllo di un'infrastruttura chiave come la rete.

A giocare un ruolo nella secca posizione del governo di Giorgia Meloni è stata anche la tempistica dell'offerta alternativa, sui cui Vivendi ha subito fatto trapelare un possibile interesse, perché si è temuto che fosse poco più di un'azione di disturbo, per far saltare il via libera all'offerta KKR proprio nelle ultime battute della lunga telenovela.

In ogni caso, oggi il titolo TIM, dopo i rialzi dei giorni scorsi, oggi frena e perde lo 0,4% a EUR0,25 per azione. In un mese, ha fatto un passo indietro del 14% a fronte di una performance positiva del FTSE Mib, che ha guadagnato il 3,5%.

Oggi e domenica sono previste due riunioni del consiglio di amministrazione Telecom per esaminare la doppia offerta di KKR, una sulla rete di NetCo e l'altra su Sparkle. Salvo colpi di scena, non ci dovrebbe essere discussione sull'offerta del fondo Merlyn, che non a caso ha chiesto di poter spiegare ai soci i propri piani in un'apposita assemblea.

Non è detto che i due cda siano comunque risolutivi perché la proposta vincolante da EUR21 miliardi del fondo USA prevede la possibilità di una nuova proroga per la risposta fino al 20 dicembre.

Su Sparkle, che gestisce i cavi sottomarini nel Mediterraneo e garantisce, tra l'altro, anche internet a Israele, sono in corso gli approfondimenti sui conti e l'offerta definitiva potrebbe arrivare non prima di un mese.

Per capire la posizione rigida di Vivendi bisogna ricordare che per il suo 24% di Telecom ha speso quasi EUR4 miliardi e che ha dovuto svalutare la quota già tre volte, a EUR769 milioni, con una perdita di EUR3,15 miliardi già messa nell'ultimo bilancio. Ai prezzi di oggi, il pacchetto francese varrebbe EUR1,3 miliardi.

Vivendi, com'è noto, è molto preoccupata dell'indebolimento patrimoniale che potrebbe derivare a Telecom da una vendita della rete e ha fatto da tempo valutare l'asset da una serie di banche d'affari arrivando a una stima di EUR31 miliardi. Con il debito netto della società che al 30 giugno era salito a quota EUR26,2 miliardi, gli uomini della famiglia Bolloré temono che la situazione possa diventare difficile da sostenere. Da valutare, poi, la presenza di pegni e garanzie varie sulle infrastrutture Telecom offerte negli anni alle banche creditrici.

Insomma, la partita è complessa e Vivendi sembra intenzionata a tenere duro il più possibile, anche per consentire alla parte di servizi telefonici e internet di TIM di tenere il passo con la concorrenza e per evitare una vendita di Tim Brasile al mero scopo di fare cassa.

L'azionista francese da oltre un anno ha abbandonato il cda di Telecom, temendo di andare sotto e compromettere la propria linea. Tuttavia, non è certo che ottenga un'assemblea, straordinaria o almeno ordinaria, per discutere la proposta di KKR e andare alla conta.

L'amministratore delegato, Pietro Labriola, ha fatto acquisire al consiglio di amministrazione una serie di pareri legali in forza dei quali sarebbe legittimo procedere anche senza assemblee. Naturalmente Vivendi ha fatto la stessa cosa e ha in mano pareri legali che invece sostengono l'illegittimità di una eventuale cessione della rete con un semplice voto degli amministratori.

Per questa ragione, se il cda di Telecom varerà l'operazione con KKR, con tanto di partnership del Tesoro in veste di "controllore" dell'interesse pubblico, Vivendi potrebbe passare alle vie legali esattamente come fece con Mediaset, prima di siglare una pace con la famiglia Berlusconi.

Proprio il rischio di una lunga battaglia legale, specie conoscendo la lentezza delle cause civili e amministrative in Italia, contribuisce a innervosire gli investitori.

Di Francesco Bonazzi, Alliance News columnist

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