Fondi pensione e banche pronti al cambiamento (climatico)

Secondo uno studio promosso dal Fondo Cometa, la maggioranza degli istituti internazionali integra il climate change nel processo di gestione del rischio e finanzia fonti di energia rinnovabile. Non mancano però elementi di debolezza.

Valerio Baselli 24/03/2016 | 09:30
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La sfide ambientali, su tutte il cambiamento climatico, avranno un forte impatto sulle nostre vite. In questo senso, la gestione del risparmio e l’allocazione del capitale, non fanno eccezione. La buona notizia è che i grandi investitori istituzionali sembrano esserne consapevoli. Almeno secondo una recente indagine promossa dal fondo pensione Cometa (strumento dedicato ai lavoratori dell’industria metalmeccanica, che conta attualmente oltre 400 mila aderenti per 9,65 miliardi di euro di patrimonio in gestione), a cui hanno partecipato in tutto 14 fondi pensione negoziali italiani.

Secondo lo studio, effettuato da Vigeo nel corso del primo semestre del 2015, sulle 40 principali banche a livello globale, 23 (il 58%) si dicono disposte a confrontarsi sul tema del climate change e condividono la necessità di adottare pratiche di finanziamento sostenibili che puntino a una gestione responsabile degli investimenti.

Per la prima volta, dunque, un pool di investitori istituzionali ha voluto aprire un tavolo di approfondimento con le banche sulle tematiche della sostenibilità ambientale, con l’obiettivo di avviare un’azione di dialogo e di confronto con i maggiori istituti di credito internazionali per verificarne l’approccio al cambiamento climatico nelle politiche di finanziamento e stimolare l’adozione di comportamenti virtuosi.

Istituti di credito sempre più coinvolti
Dalla ricerca emerge che le banche sono particolarmente attive sia sul fronte dell’integrazione di criteri ambientali nel processo di risk management, che coinvolge il 53% degli istituti interpellati, sia nel finanziamento a fonti di energia rinnovabile, aspetto che vede l’impegno del 43% degli istituti. In prima linea, Australia, Stati Uniti ed Europa.

“Uno degli aspetti di maggiore rilievo è senz’altro rappresentato dalla disponibilità che abbiamo incontrato nelle banche”, ha commentato Annamaria Trovò, presidente del Fondo Cometa. “La maggior parte degli istituti coinvolti si è dimostrata interessata a un dialogo sul tema e consapevole della necessità di trasparenza sulle politiche di finanziamento. Bisognerà vedere se questo si tradurrà in una effettiva efficacia nel sanzionare piuttosto che nel premiare i soggetti più sensibili al tema del cambiamento climatico”.

Comunicazione e analisi da migliorare
L’investimento sostenibile guadagna terreno, eppure non mancano elementi di debolezza, a cominciare dalla quantificazione delle emissioni di CO2 nei portafogli dei clienti, una priorità solo per il 10% delle banche interpellate. Debole anche l’impegno nelle attività di comunicazione sul “rischio clima” agli stakeholder, che incontra l’attenzione di appena il 3% degli istituti.

Analizzando le risposte provenienti dai vari continenti si registra come in Australia la totalità delle banche si sia dimostrata disponibile al confronto; buona anche la risposta degli istituti europei (72%), che componevano la parte più numerosa del campione. Più tiepida la risposta degli Usa e del Giappone (25%).

Il ruolo dei fondi pensione
“Il tema del cambiamento climatico riveste un’importanza centrale per il futuro del pianeta e richiede azioni immediate e consapevoli”, prosegue Trovò. “Il fine dell’attività di engagement è infatti di creare valore per l’economia e la società nel suo insieme, attraverso lo stimolo e il sostegno a buone pratiche di corporate governance e di responsabilità sociale nelle imprese oggetto di investimento”.

Il ruolo dei fondi pensione e degli investitori previdenziali di primo pilastro sarà fondamentale. “L’orizzonte di lungo periodo dell’investimento previdenziale, la missione pensionistica integrativa, la composizione della base associativa  e l’interesse delle fonti istitutive sono elementi che porteranno gli investitori previdenziali, in un’ottica di gestione prudente ma attenta non solo al rendimento finanziario ma anche al benessere complessivo della società in cui operano, a tenere sempre in maggior considerazione gli investimenti socialmente responsabili”, afferma il presidente di Cometa.

“Riteniamo dunque che i fondi pensione negoziali potranno rappresentare un volano di sviluppo del mercato in Italia coinvolgendo in questa sempre maggiore attenzione i gestori finanziari con ricadute positive di offerte di prodotti ESG anche sul mercato retail”.

I prossimi passi
Pur in presenza di una situazione in cui l’offerta agisce da freno allo sviluppo della domanda, la quale, autonomamente, non trova gli strumenti e le conoscenze necessarie a smuovere il mercato,  le novità normative potranno aiutare il settore.

“L’interesse dimostrato verso il mercato italiano dagli operatori internazionali, che oggi stanno adottando aggressive strategie di distribuzione di prodotti di finanza responsabile, costituiranno il terreno su cui i fondi pensione italiani saranno chiamati a concretizzare, anche in scelte di investimento, la loro attenzione a queste tematiche”, commentà Trovò. “Affrontare poi concretamente il terreno degli investimenti diretti nell’economia reale consentirà una crescita delle attività Esg, integrando l’analisi finanziaria con quella ambientale, sociale e di buon governo, al fine di creare valore per l’investitore e per la società nel suo complesso”.

Parallelamente a questa iniziativa sul tema del climate change, il Fondo Cometa intende anche sensibilizzare gli operatori di mercato, in particolare i soggetti istituzionali, sull’importanza di adottare una condotta responsabile su tutti i fronti: “abbiamo promosso un’ulteriore iniziativa orientata in questo caso al contrasto del lavoro minorile. Come fatto sul tema ambientale, vogliamo aprire un dialogo con le banche su questo fronte, coinvolgendo anche altri investitori istituzionali previdenziali italiani”, conclude Trovò.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.