Dove vanno le strategie absolute return

Volatilità dei mercati e ricerca di strumenti con asset allocation molto diversificata fanno crescere la popolarità degli alternativi. Che però devono trovare la loro identità.

Sara Silano 27/11/2014 | 12:12

Le strategie a ritorno assoluto diventeranno sempre più importanti in un contesto di bassi tassi di interesse. Il dato è emerso nell’ultima Morningstar Investment conference (MIC) che si è tenuta a Milano lo scorso 11 novembre, durante la quale, in un sondaggio tra il pubblico, prevalentemente istituzionale, i partecipanti hanno detto che i gestori “alternativi” dovrebbero focalizzarsi soprattutto sul produrre rendimenti consistenti nel tempo (57% delle risposte) e sul ridurre il rischio (35,7%).

Un po’ di storia
I fondi absolute return si sono affermati sul mercato italiano dopo l’approvazione nell’aprile 2005 del Regolamento della Banca d’Italia che ha recepito la direttiva europea Ucits III, ha ampliato l’universo di investimento dei fondi tradizionali e ha introdotto la possibilità di creare fondi non armonizzati, che hanno minori vincoli nella costruzione del portafoglio. Da allora, tra alti e bassi, hanno acquisito un loro spazio nell’industria del risparmio gestito, non solo del Belpaese. Le statistiche Morningstar indicano per i fondi alternativi un tasso di crescita organica (flussi in percentuale del patrimonio iniziale) in Europa del 20,8% dal gennaio 2014.

In particolare, tra le categorie che hanno attratto maggiormente gli investitori c’è quella degli Alternativi-Multistrategy, che racchiude “i fondi che danno esposizione a diverse tattiche alternative di investimento”. Come spiega Ali Masarwah dell’European Fund flow team di Morningstar, i flussi in questo tipo di strumenti sono “un ulteriore indicatore dell’elevata domanda di prodotti con una asset allocation molto diversificata”.

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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