Energia, i titoli che hanno ancora gas

Nel settore oil&gas scarseggiano le buy opportunity. Meglio stare alla larga dai big del settore e optare per un posizionamento strategico attraverso l’utilizzo di replicanti.  

Francesco Lavecchia 17/07/2014 | 10:02
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Gli energetici europei sono in riserva. Il miglioramento della congiuntura mondiale e il rally dei mercati azionari hanno spinto l’indice Stoxx Europe 600 Oil&Gas a +15% negli ultimi 12 mesi. E, analizzando i titoli che compongono il benchmark, si nota come siano rimasti solo piccoli margini di crescita. In base alla metodologia Morningstar sul rating quantitativo, che deriva i giudizi sulla valutazione dei titoli in Borsa dall’utilizzo di un modello statistico che replica le variabili considerate dai nostri analisti per esprimere i loro giudizi (vantaggio competitivo, prezzo obiettivo e grado di incertezza delle stime), le quotazioni dei primi dieci titoli dell’indice (pari all’80% della capitalizzazione di mercato) viaggiano in linea con le nostre stime. Al momento le big europee del settore come Eni, BP, Total e BG non rappresentano delle buy opportunity, mentre le migliori occasioni di investimento arrivano dai titoli a più bassa capitalizzazione come Tullow Oil (TLW), Technip e Petrofac.

Buy opportunity nelle seconde linee
Il mercato sconta le azioni TLW per circa il 35% rispetto al nostro obiettivo di prezzo di 12 sterline, dimostrando il suo scetticismo nella possibilità che la compagnia britannica riesca a replicare i successi degli anni passati. Dal 2003 a oggi, l’azienda ha aumentato le sue riserve di greggio da 18 milioni a 1,4 miliardi di barili dimostrando di essere una delle migliori nell’attività di esplorazione ed estrazione. Ma una serie di risultati deludenti negli ultimi progetti di perforazione offshore (al largo delle coste) ha incrinato la sua credibilità, riducendo le aspettative del mercato. I nostri analisti non si schierano dalla parte dei pessimisti e ipotizzano per i prossimi cinque anni una crescita media del fatturato attorno al 7% e un significativo miglioramento del margine operativo dall’attuale 13% al 52% nel 2018.

Il titolo Technip è scontato di oltre il 20% rispetto al nostro obiettivo di prezzo di 98 euro. L’azienda francese è una delle poche sul mercato che riesce a offrire soluzioni tecniche e ingegneristiche nei progetti offshore, onshore (terraferma) e subsea (sottomarina) delle società del settore energetico. Rispetto ai suoi competitor ha il vantaggio di avere una struttura di business molto integrata che la vede coinvolta nel design, nella manifattura e nell’istallazione delle condotte sottomarine, oltre a essere presente nelle regioni più attive in questa tipologia di progetti. Condizione, questa, che le ha permesso di acquisire esperienza e credibilità sul mercato e di guadagnare la fiducia dei clienti. A nostro avviso il mercato ha reagito in maniera spropositata all’annuncio da parte del management di un calo dei ricavi e dei margini di profitto derivanti dal segmento subsea, mentre crediamo che la difficoltà delle compagnie energetiche nel mantenere invariati gli attuali volumi di produzione darà ulteriore spinta all’attività di esplorazione sottomarina.

Petrofac è anch’essa operante nel settore dei servizi per le compagnie energetiche. La sua specializzazione sono i progetti onshore e negli anni si è affermata come partner privilegiato per le compagnie energetiche nazionali per migliorare le capacità estrattive dei giacimenti. L’azienda britannica si lega ai suoi clienti con contratti a lungo termine (che vanno dai 10 ai 20 anni) e viene retribuita in parte per coprire gli investimenti che sostiene per esercitare la sua attività, ma anche con una percentuale sui barili estratti grazie alla loro attività di miglioramento della produzione. Il mercato, a nostro avviso, sta scontando in maniera eccessiva il calo dell’attività di E&P (estrazione e produzione di greggio), che ha un impatto diretto sul fatturato del gruppo britannico, mentre i nostri analisti stimano un prezzo obiettivo pari a 15 sterline.

Come investire attraverso i replicanti
In questa fase di mercato in cui le valutazioni dei singoli titoli del comparto non mostrano interessanti margini di crescita, i risparmiatori potrebbero pensare a un posizionamento strategico sul settore attraverso l’investimento in un replicante di questo indice. Come, ad esempio, l’ETF Lyxor UCITS ETF STOXX Europe 600 Oil & Gas, quotato anche su Borsa italiana. Il comparto utilizza un approccio sintetico (swap-based), cioè investe in un paniere di titoli, detto substitute basket, e paga la performance di questo paniere alla controparte dello swap che nel suo caso è Société Générale, che a sua volta corrisponde al fondo il rendimento dell’indice. In questo modo il rischio di replica viene trasferito alla controparte del contratto di swap e la replica dell’indice è più fedele.

Lo strumento garantisce un’esposizione sul settore e la diversificazione del rischio in un paniere più allargato di titoli, anche se la concentrazione dell’indice limita in parte questo effetto. L’Etf Lyxor presenta un total expense ratio (Ter) del 3%. Tra gli strumenti alternativi ci sono anche quelli offerti da ComStage, db X-trackers e Source, che hanno costi compresi tra lo 0,25% e lo 0,30%, mentre l’iShares Stoxx Europe 600 Oil & Gas, che utilizza una replica fisica (questo significa o attraverso l’acquisto di tutti i titoli che compongono il paniere sottostante o in alternativa per mezzo di un portafoglio con un campione ottimizzato di titoli in modo da ridurre i costi) presenta un Ter dello 0,45%.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia