Francia, licenza di stampare moneta

La Bce non mette limiti a Parigi per salvare il suo sistema bancario. Con le obbligazioni Step, dicono gli operatori, di fatto Oltralpe si coniano euro.

Valerio Baselli 02/05/2013 | 00:51
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L’euro parla francese. Mentre Cipro subisce il prelievo forzoso sui conti correnti, Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, avrebbe concesso a Parigi un permesso speciale al fine di poter immettere liquidità nel proprio sistema. Motivo? Il salvataggio del sistema bancario d’Oltralpe, in forte difficoltà ed evidentemente troppo importante per correre il rischio di vederlo affondare. In particolare, a vacillare sarebbe un grande gruppo bancario, a un passo dal baratro, di cui non è stato rivelato il nome, ma che con ogni probabilità fa parte del trio BNP Paribas, Société générale, Crédit agricole.

Berlino lancia l’allarme
A riportare la notizia è stato per primo un giornale tedesco, Deutsche Wirtschafts Nachrichten, ripreso in seguito dal più autorevole Die Welt, secondo il quale accanto al flusso di liquidità a tre anni garantito dal programma Ltro (Long term refinancing operations), le banche francesi avrebbero a disposizione una fonte di finanziamento praticamente inesauribile, il cosiddetto mercato Step (Short term european papers). Si tratta di un mercato non regolamentato, sul quale sono negoziate obbligazioni bancarie e corporate. Attualmente, il valore dei titoli di debito negoziati è pari a circa 440 miliardi di euro. Di questi, ben 370 miliardi sono rappresentati da obbligazioni bancarie, la stragrande maggioranza emesse da banche francesi.

Un sistema complesso
A seguito della crisi finanziaria del 2008, la Bce cominciò a offrire liquidità alle banche in cambio di collaterale. All'inizio si trattava di titoli con la tripla A, come da statuto, ma ben presto finì con l'accettare anche titoli con BBB-. Dopo due anni di sospensione, il programma di acquisti è stato ravviato a fine 2012, senza limiti di tempo. Tra i titoli accettati, ora ci sono anche quelli Step.

Il meccanismo è piuttosto complesso e può essere riassunto in tre fasi. Prima: per immettere liquidità nel sistema francese, la Banque de France richiede finanziamenti alla Bce, che però ha bisogno di un collaterale per poter concedere il capitale. Seconda: la Banca di Francia utilizza le obbligazioni scambiate sul mercato Step come garanzia. Terza: l’Eurotower valuta il rischio di ogni collaterale prima di concedere il contante all’istituto centrale. E qui nasce l’inghippo. La Bce infatti usa i dati che Parigi raccoglie dalle banche stesse, sulla solvibilità delle loro obbligazioni.  Il problema sollevato dalla stampa tedesca è che la filiale francese di Euroclear (il market maker della piattaforma Step) funge da principale fonte di dati per la Banca di Francia, che li trasmette direttamente alla banca di Eurolandia.

Strada diversa, stesso risultato: stampare moneta
Insomma, la Banque de France crea base monetaria per gli istituti d’Oltralpe senza un vero controllo e la Bce lascia correre. Francoforte, pur ammettendo di aver già identificato 113 casi di dati scorretti, sostiene però che ciò non incide sulla politica valutaria. In pratica il settore bancario francese, sviluppandosi anche sul mercato Step, ha la possibilità di ricorrere alla concessione di credito alternativo da parte della Bce, a tassi bassissimi, al di fuori del sistema tradizionale e con la possibilità di non essere controllato da soggetti esteri. Di fatto, è come avere la possibilità di stampare moneta (anche se non direttamente) in una specie di operazione di mercato aperto mascherata.

Krugman: “La Francia ha di nuovo la sua propria valuta”
Nonostante il silenzio dei soggetti coinvolti, la notizia non è sfuggita agli osservatori internazionali. Il premio Nobel Paul Krugman, ad esempio, ha commentato così sul suo blog tenuto sul sito del New York Times: “La Bce non vuole, non può, lasciare la Francia a corto di denaro, senza la Francia non vi è più alcun Eurozona. Così, per la Francia la Bce è inequivocabilmente disposta a giocare da buon prestatore di ultima istanza, fornendo liquidità. E questo significa che, in termini finanziari, la Francia è entrata nel club dei paesi avanzati che hanno le loro proprie valute e, pertanto, non possono rimanere a corto di soldi, un club i cui membri hanno costi finanziari molto bassi, più o meno indipendenti dai loro debiti e deficit”. 

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.