Una replica preziosa

Ci sono ben 22 Exchange traded commodity esposti ai metalli preziosi quotati su Borsa Italiana, con l’oro che la fa da padrone. Vengono spesso visti come uno scudo contro volatilità e inflazione e hanno dato prova di poter davvero diversificare il portafoglio. Attenzione però a non sottovalutarne la complessità.

Valerio Baselli 15/04/2019 | 09:32

I metalli preziosi vengono spesso identificati dagli investitori come un “porto sicuro” e utilizzati quindi come una specie di assicurazione contro le fasi di incertezza e di crisi, oltre che come scudo contro l’inflazione.

Cugini, ma differenti
Sostanzialmente, i precious metals sono quattro: l’oro, l’argento, il platino e il palladio, con il peso dei primi due, in particolare del primo, di molto superiore agli altri nei benchmark dedicati. Tutti e quattro sono durevoli e duttili, oltre a essere anche piuttosto rari, il che è parte della ragione per cui gli investitori li hanno utilizzati come deposito di valore per secoli. Nonostante questi tratti in comune, però, ogni singolo metallo ha una storia a sé ed è guidato da dinamiche di domanda e offerta molto diverse le une dalle altre.

Semplificando, si può sostenere che l’unico “vero” metallo prezioso sia l’oro, con oltre il 50% della domanda globale derivante dal settore della gioielleria (in primis da Cina e India) e oltre il 35% dall’investimento diretto. L’argento può invece essere definito un metallo “ibrido”, a metà tra il prezioso e l’industriale, per via dei suoi molteplici utilizzi. Platino e palladio, infine, nonostante rappresentino entrambi un’alternativa economica agli anelli di fidanzamento in oro bianco, sono in realtà primariamente utilizzati come metalli industriali e sono quindi molto sensibili agli alti e bassi dell’economia.

L’auto “green” fa bene al palladio
Il palladio, poi, merita in questo momento un focus particolare. Lo scorso 18 marzo, questo metallo ha toccato i 1.586 dollari l’oncia, il livello più alto mai registrato (attualmente è sceso a 1.340 dollari). Nell’agosto del 2018, il valore gravitava intorno agli 883 dollari. Nell’ultimo anno, il prezzo spot del palladio ha guadagnato circa il 43% (in dollari, all’11 aprile), con gli strumenti espressi in euro che hanno a loro volta aggiunto al rally di mercato un effetto valuta positivo, con il dollaro statunitense che si è rivalutato del 10% circa contro l’euro nello stesso periodo.

Da sottolineare come oltre il 60% della domanda mondiale di palladio arrivi dal settore dell’automobile, essendo uno dei componenti essenziali per le marmitte catalitiche dei motori a benzina, di gran lunga preferiti a quelli diesel in questo momento storico. Gli standard ecologici sempre più stringenti ai quali l’industria dell’auto è ormai costretta ad adeguarsi in gran parte del globo spingono la produzione verso motori (a benzina o ibridi) a emissioni sempre inferiori, che richiedono una maggiore quantità di palladio. Infine, a causa di problemi legati all’estrazione (specialmente in Sud Africa e Russia), il palladio vive una situazione di sottoproduzione dal 2012.

Un toccasana per la diversificazione
Proprio per le loro caratteristiche, un paniere diversificato di tali metalli potrebbe rivelarsi il miglior modo per diversificare il portafoglio nel lungo periodo. Uno degli studi più interessanti in questo senso è stato pubblicato nel 2005 da Ibbotson Associates (società entrata nel gruppo Morningstar nel 2006). L’analisi dimostra come tra il 1971 e il 2004 la correlazione tra mercati azionari e obbligazionari sia aumentata vertiginosamente, concludendo quindi che non basta più mettere assieme equity e bond per ridurre il rischio, e in qualche modo anticipando la grande crisi del 2007-2008 che infatti ha visto il crollo simultaneo dei listi azionari e del reddito fisso.

Lo studio dimostra inoltre che i metalli preziosi, più precisamente un paniere formato da oro, argento e platino, sono stati nel periodo esaminato l’asset class con la più alta decorrelazione verso tutte le altre. Gli analisti di Ibbotson concludono infine che, dedicando tra il 7 e il 16% della propria allocazione ai metalli preziosi, gli investitori possano sensibilmente migliorare il rapporto rischio-rendimento del proprio portafoglio. Clicca qui per leggere l’articolo Fondi, l’oro torna a diversificare.

La carica degli Etc
Attualmente, la quasi totalità degli asset gestiti da fondi esposti ai metalli preziosi in Europa è in pancia a Exchange traded fund, più precisamente a Exchange traded commodity. Secondo i dati di Morningstar, gli Etf europei esposti ai metalli preziosi (in pratica, tutti Etc) hanno raccolto nel primo trimestre del 2019 723 milioni di euro, arrivando a gestire a fine marzo 40 miliardi, il massimo da sei anni esatti.


Dati in euro al 31 marzo 2019. Fonte: Morningstar Direct.

Attualmente, su Borsa Italiana, sono disponibili 22 replicanti facenti parte della categoria Morningstar Materie Prime – Metalli Preziosi. Di questi, dieci sono dedicati esclusivamente all’oro, cinque all’argento, tre al platino, due al palladio e due a un paniere diversificato.

Gli Etc sono strumenti appositamente nati per investire nelle materie prime. Come le altre tipologie di Etp, possono avere come sottostante la materia prima fisica, oppure un contratto derivato.

Nel primo caso, l’Etc acquista il bene fisico e lo deposita presso il caveau di una banca incaricata dall’emittente. Consente quindi agli investitori di ottenere un’esposizione simile a quella che potrebbero conseguire comprando e conservando autonomamente la materia prima (gli strumenti con la parola physical nel nome fanno parte di questo gruppo).

Nel secondo caso, invece, l’Etc utilizza i contratti future, cioè un accordo di acquisto o vendita di una risorsa naturale a una data e a un prezzo prestabiliti. Il valore degli Etc sintetici non è dato solo dal prezzo spot (puro) della commodity, come avviene per quelli fisici. Un altro elemento molto importante nel determinarne il valore è legato al rolling, cioè la sostituzione del contratto future in scadenza. Il rolling è negativo se il contratto in scadenza ha un prezzo inferiore a quello nuovo (cosiddetto contango) ed è positivo nel caso opposto (backwardation). Perciò sui rendimenti di questi Etc pesa anche la scelta nella durata dei contratti future, che possono essere mensili, bimestrali o trimestrali.  

Leggi tutti gli articoli della Settimana Speciale dedicata ai porti sicuri.

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar in Francia e Italia.

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