Occhio ai numeri della Cina

I dati macro forniti dal Paese del Drago non sempre sono attendibili. Ma ci sono altri elementi che possono dare il quadro dello stato di salute della prima economia emergente del mondo.

Marco Caprotti 07/02/2018 | 16:02

La Cina mente? Il dubbio viene quando si mettono a confronto i dati sul Pil forniti dal China Bureau of Statistic con altri indicatori sull’attività economica del paese. “Nonostante non ci siano segni di rallentamento nei numeri forniti dalle autorità, la congiuntura ha perso potenza”, spiega Daniel Rohr, responsabile del China economic committee di Morningstar nell’ultimo China Diagnostic, il report che ogni trimestre Morningstar dedica alla prima economia emergente del mondo. I dubbi nascono leggendo le informazioni fornite da Pechino con gli occhiali del Power proxy, un sistema di analisi proprietario con cui, in sostanza, gli analisti di Morningstar monitorano l’andamento della richiesta di energia elettrica per capire quali possano essere le variazioni nella produzione complessiva del paese.

Pil e Power proxy a confronto  nel 2017
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Fonte: NBS, China Electricity Council, People Bank's of China, World Bank, Morningstar

Dati Pil Pechino e Power proxy a confronto negli anni
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A supportare l’idea che il paese sia in una fase di raffreddamento sono anche le condizioni più restrittive riguardo alla concessione di credito (quello che la Cina definisce Total social financing o TSF). Un elemento quest’ultimo che, di solito, è in grado di dare il passo all’economia domestica per circa 12 mesi. La concessione dei crediti ha iniziato a riaccelerare dopo una fase di stanca a metà del 2015 portando a un recupero di molti indicatori economici all’inzio dell’anno seguente per poi subire un’altra frenata a partire dal 2017.

Andamento crediti vs Pil
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Fonte: People's Bank of China, Morningstar

La tabella sotto mostra l’andamento del Pil cinese e le previsioni. I dati a partire dal 2018 sono le stime Morningstar. Quelli precedenti sono i numeri ufficiali forniti dal governo.

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Tre Silver per la Cina
In una situazione contradditoria dal punto di vista macroeconcomico, per chi vuole investire nel Paese del Drago diventa fondamentale poter trovare aziende di qualità. La stesso tipo di ricerca fatta dai tre fondi che hanno l’Analyst rating più alto (Silver) fra i medagliati della categoria Morningstar Equity China.

GAM Star China Equity USD Acc “Il gestore cerca di aggiungere valore concentrandosi sulle società che mostrano una crescita degli utili e valutazioni ragionevoli”, spiega Germaine Share, fund analyst di Morningstar in un report del 12 aprile 2017. “Il suo universo di investimento è formato dalle aziende che dell’indice Msci China, quelle che hanno Adr quotati a New York e P-Chip (società con sede alle isole Cayman, alle Bermuda e alle Isole Vergini ma che operano in Cina, Ndr). Il processo di investimento parte con l’identificazione di tre/cinque temi che poggiano sulle prospettive macro del paese. Il team fa analisi fondamentali sulle società dei settori che sono stati identificati come interessanti. Qui i gestori cercano aziende che siano in grado di creare alte barriere all’ingresso di concorrenti, che abbiano bilanci solidi, vantaggio competitivo e quote di mercato in aumento. Le visite alle società sono una parte cruciale del processo e il gestore incontra il management delle società che ha in portafoglio almeno due volte all’anno. Gli obiettivi di prezzo sono assegnati con un orizzonte temporale di 12 mesi. Il fondo è completamente investito anche se una parte in liquidità può essere mantenuta per ragioni tattiche” (per l’analisi completa clicca qui).

Robeco Chinese Equities D € “Il processo di investimento incorpora scelte di tipo top down con l’analisi fondamentale bottom up”, spiega Mark Laidlaw, fund analyst di Morningstar in un report del 13 novembre 2017. “Dal punto di vista top down l’obiettivo è quello di identificare i trend che più facilmente guideranno la crescita delle aziende quotate cinesi. I due elementi importanti sono le riforme del governo e gli sviluppi macroeconomici. Tra i parametri che vengono presi in considerazione ci sono le valutazioni, la revisione degli utili e il momentum. Dal punto di vista fondamentale, i gestori si concentrano sulla ricerca del settore di appartenenza del titolo (crescita e scenario competitivo), la forza del modello di business (posizionamento di mercato e vantaggio competitivo) e i fattori ESG (in particolare il focus del management nel creare valore per gli azionisti). (Per l’analisi completa clicca qui).

Schroder ISF China Opps B Acc USD  “Il gestore adotta un rigoroso processo di selezione bottom up delle azioni che tenta di identificare le società in grado di aumentare il valore per gli azionisti nel lungo periodo”, dice Share in un report del 2 agosto 2017. “Per iniziare vengono fatte delle analisi qualitative e quantitative che comprendono la liquidità e la trasparenza delle aziende per cercare di ridurre l’universo di investimento. A quel punto, si procede con uno studio approfondito della società e del settore, che prevede anche numerosi incontri con l’azienda. Il gestore cerca elementi come la sostenibilità del vantaggio competitivo e barriere all’entrata di concorrenti. Le azioni vengono classificate in quattro categorie a seconda delle loro prospettive di crescita, dando la precedenza a quelle che sono in grado di generare alti rendimenti sul capitale investito. Gli analisti possono utilizzare diversi metodi di valutazione anche se il discounted cash flow model resta quello privilegiato” (per l’analisi clicca qui).

Visita il mini-sito Morningstar dedicato a MIFID II.

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Info autore Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.