Cina, un emerging da maneggiare con cura

Il paese asiatico continua a mandare segnali di forza. Ma non sempre crescita del Pil e mercato azionario viaggiano nella stessa direzione. Le valutazioni, intanto, dicono di guardare altrove. 

Marco Caprotti 06/09/2017 | 09:25

La Cina resta uno dei motori principali della crescita economica non solo delle regioni emergenti, ma anche dell’economia globale. “Tuttavia è un asset di investimento che va toccato sempre con le molle”, spiega un report firmato da Nimalan Govender e Vesna Peroska, portfolio manager di Morningstar Investment Management (MIM).

L’economia della Tigre emergente continua a battere le attese degli economisti, mostrando tassi di crescita vicini al 7% (ad esempio a giugno 2017 rispetto allo stesso mese dell’anno scorso). Questo, insieme a una serie di altri dati macro positivi sta spingendo l’equity della regione. L’indice Morningstar China (in euro), da inizio anno ha fatto segnare +15,1% mentre, nell’ultimo mese, ha registrato +1,3%.

Indice Morningstar China da inizio anno
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Dati in euro aggiornati al 4 settembre 2017
Fonte: Morningstar Direct

Dal punto di vista delle categorie Morningstar, quella dedicata all’azionario del paese asiatico ha visto un progresso del 17,1% da gennaio e del 2,02% in quattro settimane. All’interno di questo segmento il fondo con Analyst rating che si è comportato meglio è stato JPMorgan Funds - China Fund D (acc) – EURT (Bronze, Morningstar rating: due stelle) che, in un mese ha guadagnato il 2,74%, portando a +23,9% la performance da inizio anno. “Questo strumento cerca di individuare società che abbiano forti flussi di cassa, modelli di business robusti con alte barriere all’entrata di nuovi con concorrenti e che quindi abbiano la capacità di restare competitive a lungo”, spiega un report del 23 marzo 2017 firmato da Germaine Share, fund analyst di Morningstar. “Il gestore ha anche la flessibilità di investire in società che debbano recuperare da valutazioni molto basse, ma è un tipo di scelta che non fa molto spesso”. L’analista suggerisce di utilizzare lo strumento come elemento di nicchia all’interno di un portafoglio diversificato a causa dell’eccessiva volatilità del mercato cinese.

E proprio i movimenti in altalena, secondo gli analisti di Morningstar, potrebbero essere l’elemento che caratterizzerà il mercato cinese nei prossimi mesi. “Il legame fra crescita del Pil e andamento dei listini a volte funziona, ma non deve essere dato per scontato quando si ha a che fare con la Cina”, spiegano Govender e Peroska. “Il rapporto fra rischio e rendimento deve essere considerato molto attentamente soprattutto se il mercato del paese dovesse andare incontro a fattori di stress”.

Rischi e opportunità
Ma quali sono i rischi? “Ci sono pericoli che riguardano un po’ tutti i paesi emergenti dell’Asia ma che in Cina sono più evidenti”, rispondono i due portfolio manager di MIM. “La buona gestione delle aziende è un elemento che deve essere ancora messo alla prova. Ma ci sono anche preoccupazioni per la tenuta finanziaria dei bilanci, la scarsa aderenza ai principi di sostenibilità sociale, la poca liquidità di molti titoli ed elementi di rischio geopolitico: tutti fattori che potrebbero far muovere eccessivamente il mercato cinese”.

Cosa dovrebbe fare quindi un investitore interessato ai paesi emergenti? “La scelta dell’Asia in generale e della Cina in particolare come allocation stand alone è una opzione che deve essere ponderata molto attentamente”, rispondono i due gestori. “I diversi mercati emergenti offrono vantaggi e svantaggi diversi. In questo senso l’Europa emergente, in base alle valutazioni, dà migliori opportunità di lungo periodo”.

Le valutazioni dei mercati emergenti a confronto
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Info autore Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.