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Il 2015 incorona i fondi attivi

Migliorano, rispetto al 2014, le performance dei fund manager che non si limitano a replicare il benchmark. Ecco i risultati dell’analisi condotta da Morningstar sugli oltre 6.200 comparti azionari venduti in Europa.

Ali Masarwah e Michael Haker 25/02/2016 | 10:46

I fondi attivi cancellano il 2014 a colpi di rendimento. Dopo un anno di grosse difficoltà nel sovraperformare il proprio benchmark di riferimento, gli active manager possono mettere in archivio un 2015 da record. L’analisi di Morningstar è condotta su oltre 6.200 comparti autorizzati alla vendita in Europa e che investono nei principali segmenti dell’equity (Grafico 1): 2.170 nell’azionario globale, 1.942 in quello Europa, 784 in quello Usa, 583 nei Mercati Emergenti, 488 nel Regno Unito e 302 in Giappone. Il valore degli asset all’inizio di febbraio 2016 ammontava a più di 1.600 miliardi di euro.

Grafico 1

Guardando ai 13 gruppi in cui si divide il campione (se oltre alle aree geografiche si considerano anche gli stili di investimento e la capitalizzazione di mercato delle stock, come da Tabella 1) si può notare come nel 2015 i gestori abbiano riportato risultati nettamente migliori rispetto all’anno precedente, con tutte le categorie che hanno visto aumentare rispetto al 2014 la quota di fondi che sono stati in grado di sovraperformare il benchmark di riferimento. I progressi maggiori sono stati registrati dai fondi azionari Europa Large Cap, la cui percentuale è salita dal 25,7% al 68,8%, e da quelli che investono nelle azioni americane Large Cap Value, passati dal 9,5% al 44,4%. La categoria Equity Large Cap, con il suo 34% si è mantenuta sotto la media, mentre quella US Large Cap Blend ha invece deluso, mantenendosi anche nel 2015 sotto il 16%. 

 

Tabella 1: 2015 vs 2014, numeri a confronto

Le ragioni dell'extra-performance
Ci sono varie ragioni che possono aiutarci a spiegare questo fenomeno. La prima è legata al divergente andamento dei vari settori che compongono l’indice Msci World: i comparti energia, materie prime e finanza hanno sottoperformato quelli salute, tecnologia e beni di consumo ciclici, quindi i gestori che sono riusciti ad evitare i danni prodotti dal crollo del prezzo del greggio hanno, con tutta probabilità, sovraperformato il benchmark di riferimento nel 2015. Il compito è stato ancora più facile per quelli specializzati nell’equity del Regno Unito, sul cui indice di mercato i titoli energetici e delle materie prime hanno un peso ancora più elevato.

Per gli azionari America, invece, il segreto sta nell’esposizione ai titoli high tech e in particolare alle stock Facebook, Amazon, Netflix e Aphabet (Google).

Inoltre, guardando alle categorie Large Cap Europa, Regno Unito, Usa e Internazionali si può notare (Tabella 2) come la quota più alta di fondi che hanno fatto meglio del benchmark si trova tra quelli che hanno uno stile di investimento Value, rispettivamente 89%, 91,7% e 44,4%.

Buoni anche i risultati di chi investe nelle azioni mid cap europee, specie se paragonati ai fondi con uno stile di investimento US e UK Large Cap Blend. 

 

Tabella 2: Quota dei fondi sovraperformanti


Cosa spiega l'asset allocation
Guardando all’asset allocation settoriale per i comparti con un’esposizione all’azionario internazionale ed europeo (Grafico 2) si nota come, nel primo caso, i gestori che hanno deciso di sottopesare (rispetto al benchmark di categoria) i settori energia e finanza e di esporsi maggiormente a quello beni di consumo difensivi e salute sono riusciti a sovraperformare l’indice Msci World.

Il benchmark per i fondi che investono nell’equity globale pesa il settore energetico per oltre il 5% e quello finanzio per il 18,7%, mentre i fondi che hanno meglio performato presentavano a dicembre 2015 un’esposizione ai due settori rispettivamente del 3,3% e del 15,5%. I gestori che hanno deciso di puntare sui comparti beni di consumo difensivi e salute, invece, hanno realizzato un rendimento maggiore grazie al sovrappeso di titoli come PepsiCo, Imperial Tobacco, DrPepperSnapple, Johnson&Johnson, CVS Health e Roche Holiding.

Per quanto riguarda la ripartizione geografica del portafoglio, invece, sono stati premiati da un maggior rendimento quei fund manager che hanno sottopesato gli Stati Uniti, che rappresentano il 55%-60% della capitalizzazione di mercato dell’indice Msci World.

Con riferimento ai fondi che investono nell’azionario del Vecchio continente, si notano le conferme di energy e finanza, il cui sottopeso ha premiato i comparti europei nel confronto con l’indice Msci Europe, mentre la maggior esposizione ai titoli del manifatturiero e del settore beni di consumo ciclici (e in particolare a Daimler, Continental e WPP) ha regalato ai gestori un extra rendimento rispetto alla categoria. Guardando all’asset allocation geografica, invece, quelli che hanno ridotto l’esposizione a Regno Unito e Svizzera, aumentando quella sui mercati azionari di Italia, Francia e Olanda, sono riusciti a realizzare una performance superiore all’indice di riferimento. 

 

Grafico 2: Asset allocation settoriale

 Traduzione a cura di Francesco Lavecchia.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Ali Masarwah e Michael Haker  Ali Masarwah è caporedattore in Germania Michael Haker è editor in Germania