Etp, una grande famiglia

Metodologia di replica e strategie fanno la differenza nei prodotti indicizzati quotati. C’è chi è specializzato in equity o bond, chi in materie prime e chi in valute e tassi.  

Azzurra Zaglio 20/01/2014 | 09:34
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Gli Exchange traded product, o Etp, rappresentano l’insieme di tutti i prodotti indice quotati sulle piazze finanziarie globali. I componenti di questo nucleo sono gli Etf (Exchange traded fund) che seguono indici azionari o obbligazionari, gli strumenti specializzati sulle materie prime (ossia gli Etc, Exchange traded commodity) e gli Etn (Exchange traded note) dedicati ai tassi, ai cambi e alle valute. ETFplus è il mercato regolamentato telematico di Borsa Italiana interamente dedicato alla negoziazione in tempo reale di questi prodotti.

Tra il fondo e l’azione
Gli Etf sono una particolare categoria di fondi, assimilabile alle azioni in quanto negoziati in Borsa in tempo reale e collocati attraverso una banca o un intermediario autorizzato. Peculiare è la loro indicizzazione: si tratta di strumenti di investimento passivi che replicano la composizione e il rendimento di un determinato indice di mercato (geografico, settoriale, azionario o obbligazionario, noto come benchmark).

La trattazione continua su una piazza finanziaria rende possibile conoscere in ogni momento il preciso valore di mercato (allineato al Nav) del prodotto, al contrario dei fondi d’investimento tradizionali il cui valore di mercato viene fissato una volta al giorno, al termine della seduta.

Date le sue caratteristiche, l’Etf si presta a varie modalità d’impiego: sia per un investimento di medio e lungo termine, sia per attività di trading, anche intraday, e di vendita allo scoperto al fine di prendere una posizione ribassista sull’indice di riferimento. Inoltre, i bassi costi di gestione (non sono previste altre commissioni di entrata, uscita e performance) fanno sì che l’Etf sia particolarmente adatto anche alla costruzione di un piano di accumulo (PAC) attraverso versamenti periodici, anche di piccola entità, effettuati dai singoli investitori. I replicanti, come le azioni, comportano solo commissioni di acquisto e di transazione. Queste ultime variano in base al broker a cui ci si rivolge.

Quale replica seguire
Le modalità di replica si suddividono in due categorie: fisica (completa o di campionamento) e sintetica. Per replica fisica completa si intende l’acquisto di tutti i titoli inclusi nel benchmark in base ai pesi rappresentati nell’indice affinché la performance del fondo sia sempre allineata a quella del paniere. Tale metodo è particolarmente adatto per gli indici costituiti da un numero molto elevato di titoli così da consentire un’ottimizzazione dei costi di transazione (nelle fasi di ribilanciamento). Il gestore, infatti, è chiamato a effettuare periodicamente il riordino del portafoglio, per conformarsi all’uscita o all’entrata di titoli, al pagamento di dividendi e di altri proventi, nonché al loro eventuale reinvestimento. Questa movimentazione può generare costi di transazione sia in termini di spread, sia in termini di commissioni di negoziazione che impattano sulla performance del replicante rispetto all’indice.

Il metodo fisico può essere anche a campionamento (in gergo sampling) che consiste nell’acquisto di un campione di titoli del paniere al fine di creare un portafoglio sufficientemente simile al benchmark, ma con un numero di posizioni inferiori. Si individuano i pesi di ogni settore componente il benchmark e si selezionano i titoli in modo da rispettare la composizione settoriale.

In entrambi i casi, i titoli acquistati dal gestore sono detenuti presso una banca depositaria e sono di proprietà dell’Etf: pertanto chi investe nello strumento non è esposto ad alcun rischio di controparte. Una pratica diffusa è il prestito titoli che se consente di ottenere ricavi aggiuntivi (e una conseguente riduzione del tracking error), può far emergere il rischio controparte. L’operazione consiste nel prestito a un soggetto terzo di una parte o della totalità dei titoli detenuti in portafoglio, con l’impegno di restituirli al pervenire di una predeterminata data futura. Il replicante riceve a sua volta una remunerazione che viene ripartita tra il gestore e il fondo stesso che consente di coprire in parte le commissioni totali annue. La controparte a cui si affidano le quote del portafoglio può incorrere in un fallimento e non riuscire così più a restituire i titoli  ricevuti in prestito. L’Etf cerca di mitigare il pericolo con un collaterale depositato presso un conto bancario aperto in nome della controparte su cui è posto un pegno a favore del fondo (funge sostanzialmente come una garanzia). La direttiva Ucits prevede che il rischio netto per singola controparte deve essere massimo del 20%, mentre i parametri sulla composizione del collaterale sono lasciati alla regolamentazione nazionale di domiciliazione del fondo.

La replica sintetica prevede la stipula di un contratto derivato (swap) con una controparte (di solito una banca). Gli Etf sintetici sono pertanto detti swap based. Si dividono in funded quando il denaro proveniente dalle sottoscrizioni viene trasferito interamente alla controparte swap, cosicché il patrimonio dell’Etf risulta investito per il 100% nel contratto stesso. Si definisce invece unfunded, quando il denaro è utilizzato per acquistare un paniere di titoli sostitutivo (substitute basket), diverso da quello dell’indice di riferimento ma conforme ai requisiti di correlazione, tipologia e liquidità imposti dalla direttiva Ucits.

Qui il gestore non ha doveri di ribilanciamento del portafoglio, ma l’investitore è sempre costretto ad assumersi un rischio di controparte, anche in questo caso mitigato con un collaterale posto a garanzia.

L’Etf si fa strutturato
Gli Etf strutturati sono gestiti con tecniche volte a ottenere rendimenti che non sono solo in funzione dell’andamento dell’indice benchmark, ma che possono voler proteggere il valore del portafoglio pur partecipando agli eventuali rialzi dell’indice di riferimento (Etf a protezione o flessibili); oppure superare l’andamento di un indice (Etf a leva); o ancora approfittare della discesa dell’indice di riferimento (Etf short con o senza leva).

Inoltre, si possono voler realizzare strategie d’investimento più complesse come quella buy-write o covered call che prevedono l’assunzione di una posizione lunga sul benchmark e la contestuale vendita di un’opzione sull’indice stesso con strike out of the money del 5%.

Indici di materie prime
Gli Etc sono strumenti finanziari emessi per investire direttamente in materie prime o in contratti derivati sulle commodity. Il prezzo è quindi legato direttamente o indirettamente all’andamento del sottostante. Anche gli Etc sono negoziati in Borsa come delle azioni. Ma con questo strumento si può scegliere di puntare anche su una singola commodity e non su un paniere intero. L’investitore può quindi investire solo sull’oro o sul petrolio o sullo zucchero.

Gli Etc non sono quindi fondi, ma titoli senza scadenza (simili a delle obbligazioni zero coupon con scadenza illimitata) emessi da una società a fronte dell’investimento diretto in una commodity o in contratti su merci stipulati dall’emittente con operatori internazionali. Ciò che accomuna gli Etc agli Etf è l’esistenza di un mercato primario e di uno secondario. Il mercato primario è accessibile esclusivamente agli intermediari autorizzati, mentre quello secondario è accessibile anche agli operatori retail.

Tassi, cambi e valute
Con gli Etn si ampliano le opportunità d’investimento. Si può accedere a indici e sottostanti diversi dalle materie prime, sottoscrivendo uno strumento finanziario derivato cartolarizzato, emesso da una società che replica un indice azionario, obbligazionario, di valute o singole divise, tassi, cambi, ecc.

Il criterio che li distingue dagli Etc è solo la natura del sottostante: quando non è una materia prima ci si riferisce sempre a Etn. Entrambi gli strumenti condividono, invece, caratteristiche di emittente e processo dell’operazione. 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Azzurra Zaglio

Azzurra Zaglio  è stata Redattrice di Morningstar in Italia.