Caccia al rendimento. Anche se l'economia rallenta

I listini salgono nonostante il pessimo quadro congiunturale. Merito di alcuni titoli capaci di navigare in mezzo alle tempeste. 

Marco Caprotti 25/10/2012 | 14:32
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Una debole economia non porta necessariamente a un mercato azionario depresso. Anche se l’andamento della congiuntura è anemico e i risultati societari non sono soddisfacenti, infatti, secondo gli operatori sui listini è ancora possibile trovare delle società che possono regalare soddisfazioni agli investitori e anche dare un tonico agli indici. Un esempio in questo senso arriva dall’Europa dove il paniere Msci della regione, da inizio anno (e calcolato in euro) ha guadagnato quasi il 13%.

L’economia non va…
Eppure il quadro clinico mostra un’area tutt’altro che in salute. Continua, per esempio, ad aumentare il livello del debito pubblico. Secondo i dati diffusi da Eurostat, nel secondo trimestre di quest’anno la media dell’Eurozona ha raggiunto il 90% del Pil (era 88,2% alla fine del primo trimestre) e quella dell’Ue a 27 paesi l’84,9% (dall’83,5% di marzo).  Il debito italiano si conferma il secondo più grande, pari al 126,1% del Pil, dopo quello greco (150,3%) e appena superiore a quello portoghese (117,5%). I titoli di debito rappresentavano, a fine giugno, il 78,6% del debito dell’Eurozona. I crediti erano pari al 18,6% e i depositi al 2,8%. Gli aiuti finanziari ai paesi in difficoltà sono ammontati all’1,6% del Pil dell’Eurozona.

La regione, intanto, è sprofondata ancora più nella crisi: a ottobre l’indice dei responsabili degli acquisti elaborato da Markit Economics ha subito un nuovo e inatteso calo, a 45,8 punti da 46,1 punti di settembre (ogni risultato sotto 50 indica recessione), segnando il valore più debole da 40 mesi a questa parte. La contrazione del Purchasing Managers Index (Pmi) riflette un calo dell’attività tra le imprese dell’industria manifatturiera, mentre nel terziario la dinamica è risultata più stabile. Gli analisti si attendevano che l’indice Pmi risalisse leggermente, a 46,4 punti. “Questi sono gli ultimi dati di un quadro più generale che riguarda l’Europa e che sta condizionando le aziende e i consumi delle famiglie”, spiega Ken Perkins, analista di Morningstar. “Le imprese continuano a cercare sistemi per controllare i costi e devono fare i conti con un aumento della concorrenza interna, soprattutto sul fronte dei prezzi. I privati, invece, adattano le loro priorità all’evolversi della situazione”.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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