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Il boom di offerta non fa bene ai bond

Gli Stati hanno bisogno di finanziarsi. Ma il mercato non ama gli eccessi.

Marco Caprotti 27/03/2009 | 10:36
Eccesso di offerta e fiammate dei mercati azionari. Sono questi i due elementi che, spiegano gli operatori, nelle ultime settimane stanno appannando il comparto obbligazionario. In 30 giorni (fino al 26 marzo e calcolato in euro) l’indice Citi del settore ha perso quasi l’1,5%.

Solo nell’ultima settimana gli Stati Uniti hanno messo all’asta quasi 100 miliardi di bond. Le stime parlano di un totale di 2.500 miliardi entro la fine del 2009. Grosse offerte si stanno registrando anche da questa parte dell’Oceano. E la tendenza, spiegano gli analisti, è destinata a durare. “Gli Stati hanno bisogno di finanziarsi per rispondere alla continua debolezza economica”, spiega una nota di Morningstar firmata da Eric Jacobson, analista di prodotti di reddito fisso. “Per questo continueranno ad emettere titoli di debito”.

Che il mercato abbia voglia (o bisogno) di tutto questo mare di carta, tuttavia, è un’altra questione. L’ultima asta effettuata dal Tesoro britannico, ad esempio, per la prima volta in sette anni è stata un fallimento. Il governo di Sua Maestà ha messo in vendita quasi due miliardi di sterline (1,7 miliardi di euro) di obbligazioni quarantennali. L’offerta seguiva di poche ore quella da 5,7 miliardi di euro in titoli effettuata dalla Germania e quella da un miliardo dell’Irlanda. I commenti del cancelliere dello scacchiere Mervyn King sulla difficile situazione della Gran Bretagna, tuttavia, hanno spinto gli investitori a non presentarsi. “Questa dovrebbe essere una buona lezione per tutti i governi”, continua la nota di Jacobson. “Alla luce della difficile situazione in cui versano le finanze di molti Stati, le obbligazioni dovrebbero essere offerte con un premio accettabile rispetto alla curva dei rendimenti. Soprattutto quelli con le scadenze più lunghe”.

A complicare le cose ci si mettono anche le fiammate registrate nelle ultime settimane dai mercati azionari che, tipicamente, rendono meno interessante un investimento in azioni. Il T-bond decennale, ad esempio, ha appena chiuso una delle peggiori performance degli ultimi cinque mesi. La ripresa dei listini asiatici, infatti, sta convincendo sempre più investitori a lasciare un asset sicuro per ricominciare a prendere qualche rischio.

Si tratterebbe, comunque, di una situazione momentanea. Per vedere una ripresa seria del comparto equity, secondo la maggior parte degli investitori bisognerà aspettare almeno l’anno prossimo. Questo significa che i bond potrebbero presto tornare ad essere un asset di garanzia all’interno dei portafogli. Nelle obbligazioni come strumento per mettere una pezza alla crisi crede molto anche la Federal Reserve. Il presidente della Fed di San Francisco Janet Yellen, ad esempio, ha detto che la Banca centrale americana vuole chiedere l’autorizzazione ad emettere propri titoli di debito. In questo modo, ha spiegato, sarebbe più semplice e meno oneroso raccogliere i soldi necessari a sviluppare il piano da mille miliardi di dollari che prevede l’acquisto dalle banche degli asset tossici presenti nei bilanci.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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