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Il grande enigma: il conflitto in Ucraina che effetto avrà sui tassi di interesse?

L’invasione da parte della Russia ha fatto impennare il prezzo del petrolio. Questo potrebbe portare a un aumento dell’inflazione, ma anche a raffreddarla. Quest’ultimo è proprio l’obiettivo delle banche centrali.

Fernando Luque 24/02/2022 | 10:52
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Stamattina ci siamo svegliati con l'inizio dell'attacco russo al territorio ucraino. Le sue conseguenze si sono fatte sentire anche sui mercati: ribasso dei listini azionari (intorno al 3% per l'Eurostoxx 50) e rincari del prezzo del petrolio (intorno al 5%).

La grande domanda dal punto di vista degli investitori è se questo conflitto militare possa alterare in qualche modo il percorso delle banche centrali, in particolare quello della Federal Reserve e della Banca centrale europea, nei loro prevedibili rialzi dei tassi di interesse.

La risposta non è scontata
L'idea generale degli investitori è che una salita del prezzo del petrolio aumenti l'inflazione e, allo stesso tempo, riduca la crescita economica. La prima parte di questo ragionamento è abbastanza ovvia: il prezzo del greggio influenza i costi di produzione e trasporto che, a loro volta, incidono sui prezzi dei beni finali.

Ma può influenzare la crescita economica anche attraverso i suoi effetti sull'offerta e sulla domanda di prodotti e servizi in generale. Come si dice spesso, un aumento del barile è una tassa sui consumi.

Detto questo, mentre è vero che molte delle recenti recessioni negli Stati Uniti sono coincise con l'aumento del prezzo dell’oro nero, la correlazione non è perfetta. Quando si parla di rincaro del petrolio, si pensa alla crisi degli anni Settanta, un periodo caratterizzato da bassa crescita economica, alta disoccupazione e forte inflazione. Ma dimentichiamo che ci sono stati altri periodi nella storia, come la fine degli anni '90 e l'inizio degli anni 2000, in cui abbiamo assistito a forti aumenti del prezzo del barile, ma senza un impatto importante sulla crescita economica.

Andamento del prezzo del petrolio dagli anni ‘70

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Fonte: Morningstar Direct 

La lotta all'inflazione ha un impatto perverso
Non c'è altro modo per combatte il carovita se non alzando i tassi di interesse e aumentandoli drasticamente. Ecco perché i mercati si aspettano cinque, sei o sette – ormai se ne è perso il conto - strette da parte della Fed.

Ma aumentare molto i tassi di interesse ha un impatto diretto sulla crescita. L'idea alla base di combattere l'inflazione alzando il costo del denaro, infatti, è proprio quella di raffreddare l'economia.

Ed è qui che entra in gioco il prezzo del petrolio. Un aumento significativo del greggio avrebbe lo stesso effetto: un raffreddamento economico che potrebbe, in parte, avere le stesse conseguenze del rialzo dei tassi di interesse. A patto però che l'aumento dei prezzi dell'energia non abbia un effetto sproporzionato sull'inflazione.

Questo è il nodo gordiano della questione e allo stesso tempo il salvagente per i mercati azionari colpiti da possibili rialzi dei tassi di interesse.

 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Fernando Luque

Fernando Luque  es el Senior Financial Editor de www.morningstar.es