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Omicron non fermerà la crescita (anche degli utili)

Secondo William Davies (Columbia Threadneedle) i mercati azionari saranno ancora in grado di offrire rendimenti positivi nel 2022, benché inferiori a quelli visti quest’anno. Data la recente sottoperformance, l’area emergente sembra quella più interessante. L’inflazione, poi, potrebbe rappresentare un’opportunità per alcune aziende. 

Valerio Baselli 16/12/2021 | 09:22
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Valerio Baselli: Buongiorno e benvenuti, sono Valerio Baselli, oggi sono in compagnia di William Davies, Deputy Global CIO di Columbia Threadneedle Investments. Buongiorno William e grazie.

William Davies: Buongiorno Valerio.

Baselli: Allora, il 2021 avrebbe dovuto essere l’anno di rinascita dopo l’incubo della pandemia del 2020. La ripresa economica c’è stata e in generale i mercati finanziari hanno vissuto un anno positivo nonostante un po’ di volatilità. Ora, però, dobbiamo affrontare una nuova ondata di casi di Covid-19, una nuova variante e lo spettro di una nuova frenata economica. Cosa devono aspettarsi gli investitori da questo punto di vista per l’anno prossimo?

Davies: Sì hai ragione, abbiamo visto una ripresa robusta nel 2021, tuttavia come sempre durante questa pandemia non sono mancati i bastoni tra le ruote. E lo stiamo vedendo proprio adesso con l’emergere di Omicron. E ora la gente è di nuovo di fronte a una grande incertezza: sarà come la Delta? Sarà peggiore? Una cosa che occorre tenere a mente è che non ci sarà una chiara strada fuori dalla pandemia, anche se ci saranno miglioramenti. Abbiamo visto ondate successive e questa è l’ennesimo esempio.

Entrando nel 2022, ci aspettiamo un rallentamento economico, ma partendo dai livelli di crescita molto alti visti nel 2021, quindi in realtà la ripresa proseguirà anche l’anno prossimo. Crediamo che Omicron avrà un effetto negativo soprattutto all’inizio dell’anno, in particolare a causa dei lockdown che stiamo vedendo in alcune parti del mondo. Detto questo, ci aspettiamo che la crescita globale continuerà e anche che gli utili delle aziende saliranno nel loro complesso. Quest’anno uno dei principali driver di mercato sono stati gli utili aziendali e crediamo che sarà lo stesso nel 2022, nonostante le sfide che ci attendono.

Baselli: Guardando ai mercati azionari, dove vedete le migliori opportunità per l’anno venturo, e perché?

Davies: Abbiamo visto dei mercati azionari globali in salute nel 2021. La grande domanda è se potremo vedere gli stessi rialzi nel 2022. Crediamo che i rendimenti saranno più bassi l’anno prossimo, ma pensiamo comunque che saranno positivi. Una delle aree che potrebbe sorprendere sono i mercati emergenti, un’asset class che non ha quasi prodotto ritorni positivi nel 2021. Siamo convinti che strutturalmente continueremo a vedere della crescita economica nei paesi emergenti e anche una crescita dei profitti.

Che sia chiaro, ci sono diversi punti interrogativi, ad esempio in Cina e gli interventi normativi da parte del governo che hanno creato problemi. Ma allo stesso tempo crediamo che la sottoperformance che abbiamo visto quest’anno crei delle opportunità nello spetto dei mercati emergenti nel 2022.

Baselli: Per chiudere, come sa, le pressioni inflazionistiche sono una fonte di preoccupazione per gli investitori. Quali sono le vostre previsioni sull’inflazione per l’anno prossimo? E qual è il miglior modo che hanno gli investitori per proteggere il loro portafoglio?

Davies: Sì certo, abbiamo visto l’inflazione salire ben al di sopra delle aspettative nel 2021. Negli Stati Uniti l’inflazione dei prezzi al dettaglio sfiora il 7%, nella zona euro il 5%. Tuttavia, man mano che entriamo nel 2022, crediamo che vedremo l’inflazione diminuire, non all’inizio, ma ad anno inoltrato ci aspettiamo un rallentamento.

Cosa significa per i mercati? Beh, se guardiamo a quelle aziende dette “price takers” (una società che non ha possibilità di fissare o influire sul prezzo di un bene o servizio che produce o acquista, Ndr), che non hanno la forza per gestire il rialzo dei prezzi, i loro margini saranno sotto pressione. Ecco perché sarà fondamentale investire in quelle aziende dette “price setters”, le quali hanno la forza di controllare i prezzi e di imporli al loro settore; per queste società l’inflazione potrebbe anche essere positiva. Ecco cosa farà la differenza: l’abilità di un’azienda di non subire i prezzi, ma di imporli.

Baselli: Grazie ancora a William Davies. Per Morningstar, sono Valerio Baselli, grazie per l’attenzione. 

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.