Sta tornando l’era dei fondi value?

Le strategie orientate ai titoli di valore hanno iniziato il 2021 di corsa lasciando indietro gli strumenti growth. Le prime, dicono gli analisti di Morningstar, devono ancora fare molta strada per recuperare le perfomance segnate dai secondi negli ultimi anni. Ma è meglio fare attenzione ai rischi.

Marco Caprotti 07/04/2021 | 00:11
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Dopo un lungo periodo di sofferenza, l’investimento value è tornato a dominare il mercato. E gli operatori si domandano se si tratti di un fuoco di paglia o di un fenomeno destinato a durare.

L’interesse per i titoli di valore è evidente guardando i grafici. Negli Stati Uniti, ad esempio, il paniere Morningstar US value da inizio anno (fino al 6 aprile e in euro) ha guadagnato il 18,8% contro +8,2% segnato dal paniere US growth.

Indici Morningstar US value e growth a confronto
indici a confronto
Dati in euro aggiornati al 6 aprile 2021
Base: 10.000 euro
Fonte: Morningstar Direct

Nel 2020 lo scenario è stato completamente differente, con i titoli di valore che hanno perso più del 9%, mentre quelli di crescita hanno superato il 32%.

“Ma la preferenza per il value è stata evidente anche al di fuori degli Stati Uniti”, spiega Russel Kinnel, Director della manager research di Morningstar. Per rendersene conto basta dare un’occhiata alle categorie Morningstar dedicate a diverse aree del mondo.

-Il segmento Europa Large cap value, ad esempio, da inizio anno ha guadagnato l’11,67% (-7,8% nel 2020), mentre il growth è in progresso del 6,7% (+8,51%).

-Guardando a livello mondiale, la categoria Global Large cap value ha segnato +14,43% (-3,60), mentre quella growth è cresciuta dell’8,30% (+17,10%).

-Tornando negli Usa, il segmento Large cap value ha segnato +16,79% (-4,76%) e quello growth +9,3% (+24,15%).

Andamento categorie value e growth a confronto
categorie a confronto
Dati in euro aggiornati al 6 aprile 2021
Fonte: Morningstar Direct

Caratteristiche e rischi dei fondi value
I fondi value investono in azioni considerate sottovalutate a causa di determinati elementi contrari incontrati dall'azienda. In genere, i gestori cercano di identificare i titoli di valore attraverso l'analisi fondamentale. Per filtrare le azioni da inserire in portafoglio utilizzano metriche come il Price to equity (PE), il Discounted cash flow (DCF, i flussi di cassa a cui viene applicato uno sconto) o il rendimento per azione (Dividend per share).

Con queste analisi i money manager cercano azioni che siano scambiate al di sotto del loro valore intrinseco e che abbiano il potenziale per raggiungere il loro fair value in futuro. Questi sistemi non funzionano sempre. Un PE basso, ad esempio, potrebbe indicare che le prospettive dell'azienda non sono eccezionali, il che si riflette nel basso prezzo delle azioni.

Allo stesso modo, un PE molto alto non significa che l'azienda sia un cattivo investimento. È solo che c'è più domanda per le azioni perché gli investitori si aspettano una maggiore crescita da tali società in futuro e l'azienda ha registrato buoni profitti ogni anno.

Questi fondi, tra l’altro, possono sottoperformare quando il mercato è molto concentrato sui titoli growth. Inoltre rischiano di trasformarsi in una cosiddetta trappola di valore (quando le azioni acquistate sulla base di valutazioni interessanti continuano a scendere senza sosta).

Il ritorno dei value?
Al netto dei rischi intrinsechi di questi strumenti, tuttavia, lo scenario sembra favorevole all’investimento value. “L’intero rally delle borse è guidato da un recupero economico migliore delle attese che si fonda in parte sui vaccini e, in parte, sui piani di stimolo congiunturale”, dice Kinnel. “E i titoli value, così come le small cap, tendono ad essere più sensibili all’andamento macroeconomico”.

In questo quadro è lecito chiedersi se i fondi value manterranno quello che in Borsa viene chiamato momentum per continuare a dare buone performance. “La questione Value contro Growth è delicata da sempre, per cui non ci scommetterei la casa”, dice Kinnel. “Ma se guardiamo al passato ci accorgiamo che il primo deve ancora correre per recuperare strada rispetto al secondo. Questo sembra suggerire che le strategie di valore possano ancora salire e, nella storia dei mercati, è generalmente accaduto. In determinate situazioni i mercati tendono a esagerare. Lo hanno fatto con la corsa dei titoli growth e ora, forse, lo faranno con quelli value”. 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.