La ripresa degli emergenti è a rischio?

L’indice Morningstar dedicato ai paesi in via di sviluppo nell’ultimo mese è salito ancora. Ma, dicono gli operatori, le decisioni Usa sulle società straniere quotate a Wall Street potrebbero portare a nuove tensioni con la Cina e a un aumento della volatilità.

Marco Caprotti 29/07/2020 | 12:50

La corsa dei paesi emergenti sembra aver trovato un buon ritmo. Tuttavia, dicono gli operatori, le nuove tensioni fra Stati Uniti e Cina potrebbero far aumentare la volatilità di questo asset di investimento.

L’indice Morningstar Emerging markets nell’ultimo mese (fino al 28 luglio e calcolato in euro) ha guadagnato l’1,87%, portando a -7,63% la performance da inizio anno (+20,3% nel 2019). L’andamento delle ultime quattro settimane è in linea con quello del paniere Global Markets (-6,5% da gennaio. +28,5% l’anno scorso) e sembra dimostrare la tenuta dei paesi in via di sviluppo dopo la fase traballante dei primi mesi caratterizzati dalle forti incertezze, anche economiche, derivanti dalla pandemia di Coronavirus.

Indici Morningstar EM e Global markets a confronto da inizio anno
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Dati in euro aggiornati al 28 luglio 2020
Fonte: Morningstar Direct

A sostenere il sentiment degli operatori ci sono diversi fattori. Uno è rappresentato dai programmi di stimolo fiscale varati da alcuni paesi in via di sviluppo per far fronte alle conseguenze economiche del virus. L’India, ad esempio, ha messo in campo un pacchetto di aiuti che vale il 10% del Prodotto interno lordo (Pil), mentre la Colombia ne ha approntato uno che rappresenta oltre il 7% del Pil.

Ci sono poi paesi come il Brasile che, nonostante l’emergenza (lo stato sudamericano è uno dei più colpiti dal Covid-19), hanno comunque deciso di andare avanti con i programmi di riforme economiche. “I mercati sembrano aver scontato gli scarsi dati economici annunciati a marzo e attesi per aprile e maggio, anticipando la ripresa trainata dagli enormi stimoli monetari e fiscali”, spiega Emil Wolter, gestore del fondo Comgest Growth Emerging Markets.

Il nuovo scontro Usa-Cina
Non mancano i rischi. Uno dei più importanti, almeno dal punto di vista finanziario, è l’aumento delle tensioni tra Stati Uniti e Cina, innescato dall’approvazione del The Holding Foreign Companies Accountable Act da parte del Senato Usa. In pratica si tratta di un provvedimento per escludere dalla quotazione o allontanare dai listini del New York stock Exchange le società straniere a controllo statale che rifiutino un maggior screening sui dati finanziari. Un provvedimento valido per tutte le società estere, ma che sembra disegnato per colpire soprattutto le cosiddette Soe (State-owned enterprises) che, di fatto, sono le grandi aziende del paese asiatico. Un provvedimento più stringente è in discussione per quanto riguarda le società estere quotate Nasdaq.

Secondo la Securities and exchange commission (Sec, l’autorità americana di controllo sulle operazioni di Borsa) oggi sono presenti in Usa le azioni (sotto forma di Adr) di 226 società cinesi per una capitalizzazione stimata di quasi mille miliardi dollari. Proprio la Sec, in passato, aveva lanciato un allarme sulla trasparenza e completezza delle informazioni finanziarie fornite dalle aziende del paese asiatico.

Il problema per gli stati emerging è che l’acuirsi delle tensioni fra Whasington e Pechino dopo la guerra dei dazi dell’anno scorso, potrebbe portare di nuovo a pesare sulla crescita delle aree in via di sviluppo. “Se da un lato pensiamo che il rischio che ciò avvenga in modo brusco sia limitato, dall’altro genera un aumento della volatilità sul mercato”, dice Wolter.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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