Climate change, per gli investitori è difficile evitare i rischi

Sapere dove è localizzata l’attività di una impresa e come gestisce le minacce metereologiche sono informazioni importanti per chi vuole valutare i pericoli climatici dei titoli in portafoglio. Le comunicazioni sul primo aspetto, dice Sustainalytics, spesso sono lacunose. E molte società non hanno piani per la gestione di eventi straordinari.

Francesco Lavecchia 23/04/2020 | 09:29

Gli investitori possono proteggersi dal climate change? L’impresa è ardua, dice Sustainalytics, per due motivi: una grossa lacuna nella comunicazione da parte delle società riguardo alla localizzazione geografica delle attività e la forte impreparazione nella gestione di questi rischi.

La ricerca, condotta su un campione di 3.064 società a livello globale, dimostra come solo 486 di esse (il 16% del totale) inseriscano nella loro documentazione periodica delle informazioni relative alla geo-localizzazione degli asset produttivi (impianti, stabilimenti, terreni). E che anche tra le “virtuose” è alta la percentuale delle quelle che danno definizioni poco precise, rendendo difficile per gli investitori valutare il rischio legato al climate change della propria esposizione azionaria.

Primo problema: poca trasparenza nella comunicazione
I dati riportati dalla ricerca (Vedi Figura 1) dimostrano come il 15% degli asset produttivi a livello globale sia impossibile da localizzare a causa delle informazioni generiche date dalle società (Other). La regione con il più alto grado di concentrazione di attività è il nord America (52%), seguita da Asia (15%) ed Europa (9%). Solo l’1% delle 486 società che pubblicano dati di questo tipo, infatti, offre anche una segmentazione per paese sull’ubicazione dell’attività.

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Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia

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