I nostri fondi e l’epidemia di Covid-19

AGGIORNAMENTO 9 APRILE. Quasi il 55% delle categorie ha chiuso l’ottava con il segno più a fronte di un andamento delle Borse incolore. Nel primo trimestre, i comparti con focus su Piazza Affari hanno perso oltre il 26%.

Sara Silano 19/03/2020 | 00:08

Coronavirus e fondi

L'articolo è stato pubblicato la prima volta il 19 marzo, poi sono seguiti aggiornamenti settimanali.

Nella settimana che si è chiusa il 3 aprile, l’indice Morningstar azionario globale ha chiuso in leggero calo (-0,59%) contro il +6,5% della settimana precedente. Quello italiano ha fatto peggio (-2,2%), dopo il balzo superiore al 6% dell’ottava che si è chiusa il 27 marzo. L’Europa ha chiuso attorno alla parità (-0,1%). Negli Usa, dove la pandemia è in crescita, Wall Street ha terminato a -0,4% in euro, mentre in Cina, dove tutto è cominciato, il paniere azionario è salito del 2%. Intanto, il paese cerca lentamente di tornare alla normalità.

indici azionari Morningstar dal 9 marzo al 3 aprile

55% delle categorie con il segno più
Nella settimana che si è chiusa il 3 aprile, quasi il 55% delle categorie Morningstar ha registrato il segno più (in euro), in calo rispetto al 74% dell’ottava precedente. Tra i fondi disponibili in Italia, spiccano i guadagni degli azionari Russia (in media +10,14%) e Norvegia (+9,43%), insieme a quello dell’equity azionario energia (+7,54%). La principale causa è il balzo delle quotazioni del greggio, dopo i pesanti cali del primo trimestre.

Azionari Italia in leggero calo
I fondi azionari Italia hanno perso mediamente lo 0,78%, nella settimana in cui molte banche hanno annunciato la sospensione dei dividendi, accogliendo la raccomandazione della Banca centrale europea. Tra gli azionari Europa large cap, quelli orientati alla crescita hanno fatto leggermente meglio dei value (-0,48% contro -0,97%). La stessa dinamica si è vista tra gli azionari internazionali (-0,25% i growth e -0,82% i value).

Azionari Italia a confronto con l'indice Morningstar Italy

Tra i bilanciati, meglio i prudenti
Per gli investitori con portafogli bilanciati in euro, i “prudenti”, che si caratterizzano per una maggiore componente obbligazionaria, hanno contenuto maggiormente i ribassi (-0,17%), seguiti dagli aggressivi (prevalentemente azionari), che hanno segnato -0,79% e i moderati (-0,97%). Infine, i gestori con mandati più flessibili hanno registrato perdite intorno allo 0,56%.

Reddito fisso in ordine sparso
Tra gli obbligazionari in euro, i comparti specializzati sui titoli governativi hanno perso mediamente lo 0,74%, mentre è stato più contenuto il ribasso di quelli a breve termine (-0,18%). I global bond hanno segnato +1,47%, quelli specializzati sulle emissioni societarie, invece, chiuso la settimana del 3 aprile con un magro +0,09%. I comparti con focus sul debito emergente in valuta forte sono saliti dell’1,22%, mentre quelli in divisa locale sono scesi dello 0,04%. In leggero aumento la categoria degli obbligazionari high yield in euro (+0,5%).

Chi ha perso di più
Tra i principali ribassi, da segnalare i comparti azionari con focus sul Brasile (-6,7%), quelli specializzati sul private equity (-5,77%) e sul settore finanziario (-5,35%).

Migliori e peggiori del trimestre
Nel primo trimestre 2020, le principali categorie di fondi che hanno registrato rendimenti positivi in euro sono quelle specializzate sui titoli governativi statunitensi (+9,58%, grazie anche al rapporto di cambio), sul reddito fisso a lungo termine in euro (+3,72%) e sugli inflation linked in dollari (+3,44%). Sul fronte opposto, è pesante il ribasso dei comparti con focus sull’azionario America latina (-44,6%), in particolare il Brasile (-48,71%), oltre a quelli specializzati sul settore dell’industria energetica (-40,69%). Da inizio anno, in media gli strumenti azionari su Piazza Affari hanno lasciato sul terreno il 26,55%

Noto e ignoto
Se allunghiamo l’orizzonte temporale, il rendimento medio annuo nel decennio del 75,5% delle categorie europee di fondi è ancora positivo, il che ci ricorda che come investitori dobbiamo essere pazienti e tenere i nervi saldi. Tuttavia, è innegabile che ci troviamo di fronte a tempi eccezionali.

“I mercati sono sempre imprevedibili, ma lo sono ancor di più in situazioni rare come una pandemia”, dice Russel Kinnel, direttore della Manager research di Morningstar. “Quello che conosciamo sono i nostri obiettivi e i nostri piani. Se non sono cambiati, rimaniamo fedeli ad essi”.

Di seguito pubblichiamo i precedenti aggiornamenti.

Nella settimana che si è chiusa il 27 marzo, l’indice Morningstar azionario globale ha invertito la tendenza e ha guadagnato il 6,5% (- 9% la settimana precedente). Quello italiano è salito del 6,2%, migliorando dal -0,87% dell’ottava precedente, mentre il paniere europeo ha segnato +6,07% (-2,71%). La pandemia di Covid-19 sembra, dunque, aver mollato un po’ la morsa sulle Borse. Ma il quadro non sarebbe completo se non guardassimo alla Cina, il paese da cui tutto è partito. La scorsa settimana il rialzo è stato dell’1,52% (- 2,83% l’ottava precedente).

Gli indici azionari globali, Europa, Italia e Cina dal 9 al 27 marzo

Il 72% delle categorie è positivo
Nella settimana che si è chiusa il 27 marzo, nelle 329 categorie Morningstar in cui sono racchiusi i fondi europei, si contano 237 segni più (29 la settimana scorsa, dati in euro), pari al 72% del totale. Tra quelle con comparti disponibili in Italia, spicca il balzo degli azionari del settore dei metalli preziosi (+12,4% in euro) e dell’energia (+9,61%). Protagonisti sono stati ancora l’oro, in ripresa, e il petrolio, le cui quotazioni restano molto volatili. Il contratto americano Wti ha chiuso il trimestre peggiore dal 1983; il Brent dal 1990, a causa del calo della domanda prodotta dalla pandemia e del fallimento dell’accordo tra i paesi produttori per ridurre l’offerta. Su quest'ultimo fronte, però, sembra aprirsi qualche spiraglio. Ha recuperato anche la categoria di fondi dedicati al private equity (+10,62% in euro).

A livello geografico, spiccano i rialzi intorno al 10% dei comparti specializzati sul Giappone e il +9% messo a segno dagli azionari Germania. L’equity Italy ha chiuso con un guadagno medio del 6,15%, contro il -2,2% della settimana precedente. Dal 9 marzo, quando sono scattate le misure restrittive, i fondi con focus su Piazza Affari si sono comportati un po’ meglio dell’indice, anche se la performance è negativa.

Confronto tra l'indice azionario Italia e i fondi italiani

Bene i fondi azionari value
Nel complesso, i fondi azionari Europa value hanno guadagnato più dei growth durante il rimbalzo dell’ultima settimana (+6,98% contro +5,9%). Anche tra l’equity internazionale, i titoli orientati al valore (+5,7%) hanno fatto meglio di quelli con orientamento alla crescita (+4,7%).

Bilanciati, in luce gli aggressivi
Per gli investitori con portafogli bilanciati in euro, le performance migliori sono state messe a segno dai fondi bilanciati aggressivi, ossia con una maggior componente azionaria (+4,78%). Seguono i “moderati” con +3,37%; quindi i prudenti (prevalentemente obbligazionari) con +1,77%. Infine, i gestori con mandati più flessibili hanno registrato guadagni medi del 3,62%.

Le performance del reddito fisso
Tra gli obbligazionari in euro, i comparti specializzati sui titoli governativi hanno guadagnato mediamente l’1%., mentre è stato più contenuto il rialzo di quelli a breve termine (+0,31%), che nelle settimane scorse avevano resistito di più ai ribassi. Gli obbligazionari globali hanno segnato +0,4%, mentre quelli specializzati sui corporate bond sono saliti dello 0,58%. Un analogo risultato lo hanno messo a segno i comparti con focus sul debito emergente in valuta forte (-0,32% quelli in divisa locale).

Categorie in rosso
I ribassi più significativi nella settimana che si è chiusa il 27 marzo sono stati registrati da alcuni azionari Paese, in particolare spicca il -4,86% dell’equity India. Per un investitore in euro, inoltre, i rendimenti dei monetari in dollari sono stati penalizzati dal rapporto di cambio.

Noto e ignoto
Le prime stime sull’ottava in corso, che è cominciata il 29 marzo, mostrano ancora una notevole volatilità, ma ne daremo ampiamente conto la prossima settimana. Qui vogliamo sottolineare che il rendimento medio annuo nel decennio del 76,6% delle categorie europee di fondi è ancora positivo, il che ci ricorda che come investitori dobbiamo essere pazienti e tenere i nervi saldi. Tuttavia, è innegabile che ci troviamo di fronte a tempi eccezionali.

“I mercati sono sempre imprevedibili, ma lo sono ancor di più in situazioni rare come una pandemia”, dice Russel Kinnel, direttore della Manager research di Morningstar. “Quello che conosciamo sono i nostri obiettivi e i nostri piani. Se non sono cambiati, rimaniamo fedeli ad essi”.

Di seguito, l'analisi pubblicata il 26 marzo.

Nella settimana che si è chiusa il 20 marzo, l’indice Morningstar azionario globale ha preso il 9% contro l’11% della settimana precedente. Quello italiano è sceso dello 0,87% (-22,8% l’ottava precedente), facendo meglio del resto d’Europa (-2,71%). Il dilagare della pandemia di Covid-19 continua a pesare sui mercati anche se le vendite sono state più contenute. Ma il quadro non sarebbe completo se non guardassimo alla Cina, il paese da cui tutto è partito. La scorsa settimana il ribasso è stato del 2,83%, migliore del -6% precedente. Per un breve periodo, il listino dell’ex Celeste impero era anche riuscito ad azzerare le perdite.

Andamento degli indici azionari globale, Europa, Italia e Cina ai tempi del Coronavirus

Aumentano i segni più
Nella settimana che si è chiusa il 20 marzo, delle 329 categorie Morningstar in cui sono racchiusi i fondi europei, si contano 29 segni più (in euro) contro una decina dell’ottava precedente. Tra quelle con comparti disponibili in Italia, ci sono i monetari, i governativi, gli inflation-linked e obbligazionari diversificati in dollari (grazie al rapporto di cambio), gli azionari Giappone e Svizzera e il settore dei metalli preziosi. Quest’ultimo si è lasciato alle spalle la pessima performance dell’ottava precedente.

Il tonfo del real estate
Mentre la settimana precedente, la peggior categoria era quella degli azionari energia (-29,55%), in quella che si è chiusa il 20 marzo, in coda alla classifica troviamo l’Immobiliare indiretto globale (-16,26) e asiatico (-15,98). Si tratta di strumenti che investono nei titoli di società e real estate investment trust (Reit). Il settore sta già risentendo degli effetti economici del Coronavirus in particolare nel segmento retail (negozi, centri commerciali, outlet, ecc.). Gli analisti di Morningstar ricordano, comunque, che i contratti di locazione sono generalmente pluriennali per cui solo se la pandemia durerà a lungo e la situazione peggiorerà ci sarà un impatto significativo.

Tra i settoriali, i ribassi hanno colpito anche i comparti specializzati sul private equity (-14,95%), un segmento che deve fare i conti con la decisione di molte aziende di rimandare il loro debutto in Borsa e con la difficoltà a reperire nuovi capitali.

L’Italia e gli altri
In coda alla classifica, troviamo poi una serie di fondi azionari geografici, tra cui quelli con focus sull’America latina (-15,86%), l’Australia-Nuova Zelanda e la Norvegia. I fondi specializzati su Piazza Affari si lasciano alle spalle il -22,3% della settimana precedente e chiudono a -2,23%.

Confronto tra l'indice azionario Italia e i fondi italiani

Nel complesso, i fondi azionari Europa large cap growth (-1,75%) hanno perso meno dei value (-4,13%). L’equity internazionale è calato mediamente del 5% (-14,8% la settimana precedente) e quello sui mercati emergenti del 7,45% (-13,7% il precedente periodo).

Meglio i bilanciati prudenti
Per gli investitori con portafogli bilanciati in euro, i ribassi più contenuti, a differenza della settimana precedente, sono stati tra i comparti con maggior componente azionaria (bilanciati aggressivi, -3), i “moderati” hanno perso il 3,43% e i “prudenti” (maggior componente obbligazionaria) il 3,19%. Infine, i gestori che hanno mandati più flessibili (classificati come bilanciati flessibili) hanno registrato perdite medie del 3,3%. Tutte queste tipologie, comunque, si sono lasciate alle spalle i cali a due cifre del periodo precedente.

I governativi soffrono meno
Tra gli obbligazionari in euro, i governativi a breve termine sono anche questa settimana quelli che più hanno contenuto le perdite (-0,46%), seguiti dai bond a brevissimo termine (-0,8%) e dagli Euro government bond (-0,95%). Il reddito fisso globale ha perso mediamente l’1,54%, i fondi specializzati in corporate bond il 4,51% e i global emerging market bond in valuta forte il 5,95% (-4,51% in valuta locale dei mercati emergenti). Infine, la categoria degli obbligazionari globali ad alto rendimento (i più rischiosi) ha segnato -7,12%.

Noto e ignoto
Le prime stime sull’ottava in corso, che è cominciata il 23 marzo, mostrano una situazione migliore, ma ne daremo ampiamente conto la prossima settimana. Qui vogliamo sottolineare che il rendimento medio annuo nel decennio del 73,6% delle categorie europee di fondi è ancora positivo, il che ci ricorda che come investitori dobbiamo essere pazienti e tenere i nervi saldi. Tuttavia, è innegabile che ci troviamo di fronte a tempi eccezionali.

“I mercati sono sempre imprevedibili, ma lo sono ancor di più in situazioni rare come una pandemia”, dice Russel Kinnel, direttore della Manager research di Morningstar. “Quello che conosciamo sono i nostri obiettivi e i nostri piani. Se non sono cambiati, rimaniamo fedeli ad essi”.

Di seguito, l'analisi pubblicata il 19 marzo.

Nella settimana che si è chiusa il 13 marzo, l’indice Morningstar azionario globale ha perso oltre l’11%, quello italiano il 22,8%, un po’ più dell’europeo (-18,65%). Questa settimana (al 18 marzo) sembra essere un po' migliore, almeno per il Morningstar Italy index che contiene le perdite al 4,5% a fronte di un -9,2% dell'equity globale e un -7,3% del Vecchio continente. 

I segni meno non stupiscono, dal momento che le vendite di titoli sono state massicce con il dilagare del Coronavirus nel mondo. Ma il quadro non sarebbe completo se non guardassimo alla Cina, il paese da cui tutto è partito. La scorsa settimana il ribasso è stato “appena” del 6% e per un breve periodo, il listino era riuscito ad azzerare le perdite. Insomma, per chi oggi vede solo pesanti segni meno, il riscatto delle azioni dell’ex Celeste impero dopo il picco epidemico può essere un segnale incoraggiante. 

L'indice azionario Morningstar Cina dall'inizio della pandemia

Pochi segni più
Nello stesso periodo, delle 329 categorie Morningstar in cui sono racchiusi i fondi europei, si contano sulle dita delle mani quelle che hanno concluso la settimana con rendimenti in euro positivi. Tra queste alcune monetarie o governative in dollari e franchi svizzeri.

Il tonfo del petrolio
La peggior categoria è quella degli azionari energia (-29,55%), che è stata penalizzata non solo dalla diffusione dell’epidemia di Coronavirus, ma anche dal mancato accordo tra i paesi dell’Opec e la Russia per il taglio alla produzione di petrolio. La situazione è peggiorata negli ultimi giorni con il contratto Wti del greggio che il 18 marzo è sceso sotto i 25 dollari al barile per la prima volta dal 2002. La domanda è in calo a causa delle limitazioni agli spostamenti che riducono il consumo, mentre l’offerta continua ad essere elevata, di qui la discesa dei prezzi. Secondo gli analisti di Morningstar, ci sarà una ripresa dei corsi, ma è difficile prevedere quanto durerà questa fase.

L’oro, bene rifugio?
Tra le altre categorie di fondi particolarmente penalizzati dai ribassi ci sono quelle specializzate sui metalli preziosi e più in generale le risorse naturali. In particolare, l’oro, tradizionalmente considerato un bene rifugio, ha chiuso la settimana del 13 marzo come una delle peggiori degli ultimi quattro decenni, probabilmente perché gli investitori si trovano costretti a liberare liquidità di fronte a mercati in forte calo.

L’Italia e gli altri
In coda alla classifica, troviamo poi una serie di fondi azionari specializzati sui singoli paesi europei, inclusa l’Italia (-22,3% tra il valore della quota del 6 e del 13 marzo). In media, i gestori specializzati su Piazza Affari hanno comunque fatto meglio dell’indice di riferimento (vedi grafico qui sotto).

Confronto tra l'indice azionario Italia e i fondi italiani

Nel complesso, i fondi azionari Europa large cap value hanno perso il 22,1%, mentre quelli con focus sull’Eurozona hanno segnato -21,7%. L’equity internazionale è calato mediamente del 14,8% e quello sui mercati emergenti del 13,7%.

Meglio i bilanciati prudenti
Per gli investitori con portafogli bilanciati in euro, i ribassi più ampi sono stati tra i comparti con maggior componente azionaria (bilanciati aggressivi, -15,4), i “moderati” si sono fermati a -10,9% e i “prudenti” (maggior componente obbligazionaria) a -6%. Infine, i gestori che hanno mandati più flessibili (classificati come bilanciati flessibili) hanno registrato perdite medie dell’11,6%.

I governativi soffrono meno
Tra gli obbligazionari in euro, i governativi a breve termine sono quelli che più hanno contenuto le perdite (-0,6%), seguiti dai bond a brevissimo termine (-0,65%) e dai diversificati short term (-1,6%). I governativi euro hanno lasciato sul terreno oltre il 2%. Il reddito fisso globale ha perso mediamente il 2,65%, i fondi specializzati in corporate bond il 3,4% e i global emerging market bond in valuta forte l’8,7% (-7,58% in valuta locale dei mercati emergenti). Infine, la categoria degli obbligazionari globali ad alto rendimento (i più rischiosi) ha segnato -7,9%.

Noto e ignoto
Le prime stime sulla settimana in corso, che è cominciata il 16 marzo, mostrano ribassi mediamente più contenuti e qualche rimbalzo, come ad esempio nella categoria dei metalli preziosi, ma ne daremo ampiamente conto la prossima settimana. Qui vogliamo sottolineare che il rendimento medio annuo nel decennio del 77% delle categorie europee di fondi è ancora positivo, il che ci ricorda che come investitori dobbiamo essere pazienti e tenere i nervi saldi. Tuttavia, è innegabile che ci troviamo di fronte a tempi eccezionali.

I mercati sono sempre imprevedibili, ma lo sono ancor di più in situazioni rare come una pandemia”, dice Russel Kinnel, direttore della Manager research di Morningstar. “Quello che conosciamo sono i nostri obiettivi e i nostri piani. Se non sono cambiati, rimaniamo fedeli ad essi”.

 

 

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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