Private Debt, cosa c’è da sapere

E’ uno strumento di finanziamento utile per le piccole aziende non quotate. Le sue caratteristiche al momento lo rendono appetibile per la clientela istituzionale. Ecco quali sono i pro e i contro.

Francesco Lavecchia 17/02/2020 | 09:37
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Il Private Debt unisce le esigenze di credito dei piccoli imprenditori con la domanda di rendimenti più alti da parte degli investitori. Diversamente dalle società di capitali quotate, che possono emettere obbligazioni corporate negoziate sui mercati regolamentati, quelle private hanno la necessità di trovare fonti alternative al credito concesso dalle banche e il prestito diretto (direct lending) da parte di fondi specializzati, chiamati fondi di Private Debt, rappresenta una valida alternativa per diversi motivi:

  • garantisce capitali freschi per finanziare investimenti strategici e a differenza del private equity è meno invasivo poiché il fondo finanziatore non interferisce nella governance della società;
  • è più flessibile di un prestito bancario, dato che il fondo di Private Debt ha la possibilità di proporre forme di finanziamento ritagliate sulle esigenze dell’impresa;
  • consente all’azienda di diversificare le proprie fonti di finanziamento riducendo la propria dipendenza dalle banche che dopo la crisi finanziaria hanno ridotto la loro capacità di credito;
  • permette di sopperire ai vizi dei fidi bancari come ad esempio la breve durata (in media il rapporto con i fondi di Private Debt si esaurisce dopo 7-8 anni) e la revoca unilaterale (la possibilità di richiedere la restituzione del prestito prima della scadenza);
  • può essere utile per fronteggiare situazioni in cui uno o più soci decidano di abbandonare l’attività. In questo caso il fondo può liquidare il socio uscente garantendo la continuità della produzione senza intervenire nella struttura proprietaria.

 

A fronte di questi vantaggi c’è però l’obbligo di rispettare alcuni vincoli finanziari in modo da tutelare il fondo dal rischio di potenziali comportamenti indesiderati o rischiosi da parte dell’azienda. Oltre a questo, ci sono costi più alti rispetto al credito bancario. Al momento gli interessi medi corrisposti in queste operazioni private sono di circa il 5%, ben più generosi rispetto a quelli chiesti dalle banche.

Dall’altra parte il fondo di Private Debt offre all’investitore la possibilità di accedere a un prodotto certamente molto meno liquido rispetto un comparto che ha in portafoglio obbligazioni scambiate sui mercati regolamentati, ma che per questo è meno volatile e ha un rapporto rischio/rendimento molto interessante.

Cosa c’è nel portafoglio dei fondi di Private Debt
Gli strumenti in cui investe sono generalmente:

  • le obbligazioni ordinarie, che garantiscono il pagamento degli interessi e il reintegro del capitale
  • le obbligazioni convertibili, che consentono, in tempi e condizioni prestabilite, di esercitare l’opzione di convertire il prestito in azioni della società
  • mezzanine finance, uno strumento che combina un’obbligazione subordinata con il diritto di acquistare azioni della società emittente
  • minibond, prestiti obbligazionari emessi da società con fatturato superiore ai 2 milioni di euro e un organico di almeno 10 dipendenti.

Le caratteristiche degli strumenti inseriti nel portafoglio di questi comparti, come la scarsa liquidità e una scadenza generalmente superiore ai sette anni, rendono però i fondi di Private Debt una forma di investimento dedicata quasi esclusivamente alla categoria degli istituzionali. In Italia le opzioni per la clientela retail sono poche e con minimi di ingresso superiori ai 20mila euro.  

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia