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Risparmio gestito, la sostenibilità non è solo un’etichetta

E’ un trend che può cambiare il volto dell’industria finanziaria. Ma servono regole chiare e analisi rigorose sia a livello di singole aziende sia di portafoglio dei fondi.

Sara Silano 14/11/2019 | 10:10

La sostenibilità sta assumendo un ruolo centrale nell’industria del risparmio, ma operatori e investitori chiedono maggiore chiarezza su cosa sia o non sia ESG (acronimo che racchiude i fattori ambientali, sociali e di governance). Lo hanno detto a gran voce i circa 300 partecipanti alla Morningstar investment conference (MIC) lo scorso 6 novembre, rispondendo a un sondaggio live in cui si domandava che cosa significasse per loro sustainable investing. Il 62% ha invocato maggior nitidezza e trasparenza sul concetto, mentre il 38% sì è detto certo che fosse un trend ormai consolidato del settore.

Cosa serve (e non serve) all’industria
Sicuramente, per chi costruisce portafogli seguendo criteri ESG, ma anche per i risparmiatori che devono orientarsi in un’offerta in espansione (nei primi nove mesi dell’anno sono stati lanciati in Europa 252 prodotti di questo tipo) avere un quadro chiaro di cosa sia sostenibile è sempre più importante. Thierry Bogaty, responsabile sviluppo ESG e advocacy di Amundi, ha sottolineato, durante la MIC, l’urgenza di una regolamentazione europea che dissipi i dubbi. Attenzione, però alle etichette SRI (socialmente responsabili), dice: “Ce ne sono troppe e diverse”. Anche qui è necessaria una qualche forma di intervento per evitare di accrescere la confusione.

Quello che non serve allo sviluppo dell’industria è, invece, una regolamentazione prescrittiva e rigida che rischierebbe di comprometterne la crescita e di trasformarsi in ciò che Masja Zandbergen a capo del team di Sustainability integration di Robeco, definisce un box ticking, ossia un mero esercizio in cui si barrano delle caselle di un modulo per dimostrare di essere ESG. “Non si tratta semplicemente di ottenere un punteggio”, ha spiegato alla MIC, “è necessario integrare la sostenibilità nel processo di investimento”.

L’importanza delle analisi non finanziarie
Dunque, è un’attività articolata che richiede analisi approfondite. Per Angelo Meda, responsabile azionario e ricerca ESG di Banor sim, “non c’è differenza tra fare ricerca sulla sostenibilità rispetto a quella finanziaria tradizionale”. Nel 2016, la società aveva realizzato uno studio con il Politecnico di Milano sulla relazione tra rating ESG e le performance di mercato di un paniere europeo di azioni dal quale era emerso che le aziende più virtuose dal punto di vista ambientale, sociale e di governance erano anche quelle che assicuravano profitti più stabili e distribuivano maggiori dividendi. A conclusioni analoghe, sono arrivati gli studi di Morningstar sul confronto tra gli indici proprietari a capitalizzazione tradizionali e quelli sostenibili. “Nei prossimi 5-10 anni compreremo le aziende che più migliorano i loro punteggi ESG”, sostiene Meda.

In effetti, non si tratta solo di fotografare la situazione attuale, ma di catturare nei portafogli la transizione verso un’economia più rispettosa dell’ambiente e del sociale e con pratiche societarie migliori. Visto da un’altra prospettiva, significa evitare quelle imprese più rischiose con riferimento a questi aspetti. Attraverso la nuova metodologia di Sustainability rating, Morningstar si è posta l’obiettivo di aiutare gli investitori a comprendere quanto rischio ESG hanno nei loro fondi e identificare gli strumenti in cui è più basso.

Se le strategie più popolari oggi sono quelle tematiche (fondi sull’acqua, le energie alternative, ecc.), è probabile che sul lungo periodo la strada maestra sarà l’integrazione ESG nei processi di investimento. E questo è auspicabile che cambi il volto dell’industria finanziaria.

L'articolo è stato pubblicato per la prima volta su We Wealth l'8 novembre 2019.

Visita la sezione di Morningstar dedicata agli investimenti sostenibili.

Guarda il video sul Nuovo Morningstar Sustainability Rating.

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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