La City non è il Regno Unito

Le società UK, dicono gli analisti di Morningstar, realizzano la maggior parte dei profitti oltre confine. A prescindere da come andrà la questione Brexit, aggiungono, gli operatori devono concentrarsi sulle valutazioni e sulla qualità degli asset dell’Isola.

Marco Caprotti 22/01/2019 | 00:05

L’addio del Regno Unito all’Ue interessa davvero ai mercati? Mentre gli osservatori politici studiano quello che sta succedendo in Parlamento a Londra, gli operatori fanno i calcoli sull’opportunità o meno di tenere in portafoglio asset quotati alla City.

Le ultime indicazioni arrivate dal fronte politico dicono che il premier conservatore Theresa May starebbe abbandonando la ricerca di un’intesa fra tutti i partiti a favore di un tentativo di riaprire le negoziazioni con l'Unione europea. In Parlamento è difficile tenere il conto del numero di emendamenti che circolano: c’è chi vuole evitare un no deal Brexit, chi vuole richiedere l'estensione dell'articolo 50 (la sezione del Trattato di Lisbona che concede due anni di tempo per lasciare l’Ue dopo la richiesta ufficiale, ma che permette anche delle dilazioni) e quelli che si ripromettono di approvare solo alcune parti di una proposta di accordo. Si parla anche di un emendamento per chiedere un nuovo referendum (ipotesi che, al momento, sembra non dispiacere ai laburisti). Resta da capire se a Westminster ci sia una maggioranza per apporvare una richiesta del genere. Fino al 29 gennaio, giornata in cui andrà al voto il piano definitivo, non è escluso che ci siano nuovi sviluppi.

Visto dagli investitori
Gli operatori, intanto, fanno altre considerazioni. “Brexit è difficile da analizzare a causa dei deboli legami che ha con i fondamentali delle società”, dice Dan Kemp, responsabile degli investimenti di Morningstar Investment Management EMEA. “E quando gli investitori si allontanano da questo tipo di ragionamento, corrono il pericolo di avventurarsi nella speculazione. La prima cosa da fare, ragionando dal punto di vista dei fondamentali, è rendersi conto che l’economia UK non è il suo mercato azionario. Per questo non abbiamo bisogno di prevedere l’andamento della congiuntura per capire dove andrà l’equity. Il Regno Unito in questo momento non piace troppo al mercato, è ragionevolmente a sconto e fondamentalmente in salute”.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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