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Complementare è utile

La pensione integrativa garantisce il mantenimento degli attuali standard di vita ed è lo strumento di investimento più conveniente dal punto di vista fiscale.

Francesco Lavecchia 21/09/2018 | 09:26
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Hai mai sentito parlare di previdenza complementare? È detta appunto complementare perché integra la pensione pubblica, quella elargita dalle casse dell’INPS, ed è molto utile per due motivi: ti dà l’opportunità di mantenere gli stessi standard di vita anche nell’età della pensione ed è il miglior strumento di investimento in ottica di lungo periodo pe via degli elevati sgravi fiscali garantiti dalla normativa italiana.

Capisco che l’argomento della pensione può sembrarti un argomento quasi anacronistico, dato l’innalzamento dell’età pensionabile e l’aumento della precarietà del lavoro, ma l’obiettivo della previdenza complementare è proprio quello di alzare il tasso di sostituzione tra il reddito percepito in età lavorativa e quello in età pensionistica. Chi andrà in pensione nei prossimi anni, infatti, percepirà una pensione in ragione dei contributi versati durante l’età lavorativa.

Questo significa che il tasso di sostituzione (il rapporto tra pensione e ultimo stipendio percepito) sarà più o meno alto a seconda del reddito annuo e della continuità con cui si sono versati i contributi (se quindi ci sono state delle fasi più o meno lunghe di disoccupazione). Ad esempio, se sei un neo-lavoratore 25enne con un reddito lordo annuo di 30.000 euro potresti andare in pensione a circa 67 anni (anticipatamente rispetto ai 69 anni previsti per la pensione di vecchiaia) con un reddito pari appena al 55% del tuo ultimo stipendio (ipotizzando scatti di carriera ordinari). E il tasso di sostituzione non andrebbe oltre il 62% se rimanessi a lavoro fino ai 69 anni.

È comprensibile che tu faccia fatica a immaginarti tra 40 anni, ma un taglio potenziale del 40%-50% sul tuo stipendio dovrebbe farti ragionare sulla necessità di correre presto ai ripari. Destinando, infatti, appena il 4% del tuo stipendio lordo a un fondo pensione (ipotizzando l’investimento del TFR nel fondo e la scelta di una linea di investimento azionaria) riusciresti a far salire la percentuale di sostituzione all’85%. Un bel passo avanti! 

I vantaggi fiscali
Il secondo motivo è legato ai vantaggi di natura fiscale che rendono il fondo pensione una scelta vantaggiosa anche ai semplici fini di investimento di lungo periodo. Tali benefici (secondo la normativa in vigore) si realizzano in tutte e quattro le fasi di vita del fondo:

1)        Al momento della contribuzione: in quanto i contributi versati a favore di un fondo pensione sono deducibili, cioè vengono sottratti dal reddito imponibile utilizzato per il calcolo delle imposte. Quest’agevolazione produce inoltre un effetto positivo sul rendimento dell’investimento. Se il tuo profilo assomiglia a quello del nostro lavoratore neolaureato e destini il 4% del tuo reddito lordo di 30.000 riusciresti a investire 1.200 euro ma con un esborso effettivo di circa 750 euro (se si considera l’aliquota marginale del 38%).  

2)        Durante il periodo in cui i capitali sono investiti nel fondo: poiché i rendimenti ottenuto (capital gain) vengono tassati a un’aliquota del 20%, significativamente inferiore rispetto alla maggior parte dei prodotti finanziari a disposizione.         

3)        In caso di prestazioni corrisposte prima della data del pensionamento: ovvero nel caso in cui tu voglia chiedere un’anticipazione del capitale accumulato, la somma richiesta viene tassata, a seconda della motivazione (acquisto prima casa, spese sanitarie, altro), con aliquote del 23% o in alternativa del 15% e a scendere fino al 9% in base agli anni di permanenza all’interno del fondo. Molto più bassa rispetto a quella che avresti pagato se avessi lasciato il TFR in azienda (prevista un’aliquota dal 23% al 43% a seconda dello scaglione IRPEF).

4)        Al momento della pensione: anche in questo caso la rendita o il capitale ricevuto sono tassati con aliquote ben al di sotto rispetto all’opzione di lasciare il TFR in azienda (dal 15% al 9% a seconda degli anni di permanenza contro il 23-43%).

5)        Non dimenticare, inoltre, che i benefici in termini di deduzione valgono anche per i versamenti fatti a favore di famigliari fiscalmente a carico. Se hai già dei figli, quindi, faresti bene a prendere in considerazione questo strumento per accumulare in modo redditizio i capitali che potrebbero finanziare i loro studi o l’acquisto di una casa.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia