La Cina può sopravvivere a una guerra commerciale?

Nel lungo termine, dicono gli analisti di Morningstar, il paese asiatico potrebbe decidere delle misure di ritorsione contro i dazi Usa. Ma avrebbero tutti da perderci. A iniziare da Pechino.

Marco Caprotti 08/08/2018 | 14:16

Usa e Cina si guardano sempre più in cagnesco quando parlano di dazi doganali. E i mercati iniziano a fare il conto dei possibili danni che si avrebbero con una guerra commerciale su larga scala. L’ultima mossa degli americani è stata quella di imporre tariffe sui beni provenienti dalla Cina, quantificabili in 50 miliardi di dollari. “La cifra, di per sè, non cambia molto a livello economico per i due paesi”, spiega l’ultimo China Diagnostic (il report trimestrale preparato dal China Economics Committee di Morningstar. “Tuttavia è un segnale preoccupante che indica come i rischi di una guerra commerciale siano aumentati”.

Una possibilità che viene presa molto sul serio dagli operatori e dalle istituzioni. Il Fondo monetario internazionale ha stimato che un’eventualità di questo tipo potrebbe costare mezzo punto percentuale al Pil globale. Al momento non è ancora chiaro se la reazione immediata di Pechino sarà quella di reagire in maniera aggressiva o di cercare di placare gli americani sedendosi attorno a un tavolo per trattare. “Nel lungo periodo, però, secondo noi metterà in campo alcune misure di ritorsione”, spiega il report. “Le decisioni americane sulle tariffe sono un sistema per difendere le proprietà intellettuali che molte volte i cinesi hanno violato. Tuttavia sarebbe preferibile una strategia coordinata insieme ad altri paesi che avrebbe il vantaggio di creare una maggiore pressione sulla Cina”.

Perdono tutti. Ma Pechino di più
Se il tono dello scontro si alzasse tutti avrebbero da perdere, anche se in minura diversa. “Una guerra commerciale totale diminuirebbe la capacità di spesa e la ricchezza dei consumatori americani. Ma la stabilità economica degli Usa resterebbe comunque intatta”, spiega lo studio. “Potrebbe essere disastrosa, invece, per la Cina vista la sua dipendenza dal surplus commerciale che resta un elemento fondamentale dellla domanda dei suoi beni. In passato poteva stimolare la crescita dando benefici fiscali alle famiglie e alle imprese locali. Oggi, visto l’alto livello del debito, non se lo può più permettere”. La guerra commerciale potrebbe portare il Pil cinese a tassi di crescita inferiori al 5%. “Un’eventualità difficile da prendere in considerazione, anche dal punto di vista politico, in un paese abituato a correre a ritmi molto più veloci”, dice lo studio.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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