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Il robo advisor è un gioco per grandi

Negli Stati Uniti, le piccole aziende specializzate nell’attività della consulenza digitale faticano a gestire il business in maniera profittevole. Nel settore comandano i maggiori gruppi finanziari.  

Francesco Lavecchia 20/07/2018 | 09:07
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L’applicazione della tecnologia e degli algoritmi matematici al processo di selezione degli investimenti ha rivoluzionato il modo di fare consulenza finanziaria ma non i rapporti di forza all’interno del settore. Negli Stati Uniti, gli elevati costi operativi, gli oneri legati all’acquisizione di nuovi clienti e il basso rendimento dagli asset gestiti si sono rivelati ostacoli estremamente ostici da superare per le piccole società specializzate nel robo advisoring e questo ha creato un processo di selezione naturale all’interno dell’industria che ha premiato i grandi gruppi finanziari, in grado di cannibalizzare il mercato allargando la loro offerta anche alla consulenza digitale. Molti pure player sono falliti, altri sono oggetto di M&A, mentre sono pochissimi quelli che sono stati in grado di gestire il business in maniere profittevole.

L'analisi del settore 
Le società di robo advisoring si pongono a metà strada tra i broker e i wealth manager, ma a differenza di questi ultimi non sono state in grado di sviluppare un modello di business che le permettesse di proteggersi dalla concorrenza, quello che a Morningstar chiamiamo Economic moat. Gli operatori che offrono servizi di trading a basso costo hanno il vantaggio di poter realizzare economie di scala molto elevate, mentre quelli attivi nella gestione patrimoniale, potendo contare su un’offerta molto più ricca e variegata di prodotti e servizi, riescono a esercitare un maggior potere contrattuale nei confronti della clientela e dunque a ricavare alti margini di profitto.

I robo advisor, da parte loro, offrono servizi indifferenziati a basso costo e per questo hanno bisogno di ottenere una base-utenti molto importante in modo da realizzare economie di scala sufficientemente elevate da poter rendere il loro business profittevole. Tale risultato è difficile da realizzare a causa degli enormi investimenti in marketing necessari per conquistare una fetta di mercato tale da raggiungere il break-even dell’attività. Molte società hanno speso decine - a volte centinaia - di milioni di dollari per raggiungere economie di scala sufficienti, ma poi hanno dovuto impiegare anni prima di recuperare l’investimento fatto.

Quale futuro per i robo advisor?
Negli Stati Uniti, le società specializzate nel robo advisoring, secondo gli analisti di Morningstar, hanno davanti a loro tre possibili alternative:

  • Continuare a finanziare aumenti di capitale, ad esempio con l’intervento di fondi di private equity, al fine di ottenere le risorse necessarie a sostenere le attività di marketing. Questo è un processo lungo, dispendioso e anche molto rischioso, che spesso ha come epilogo il fallimento societario.
  • Stringere delle partnership con gruppi finanziari consolidati per guadagnare una robusta base clienti a basso costo. I lati negativi di questa soluzione sono la perdita del contatto diretto con gli utenti e l’obbligo di dividere gli introiti con i soci in affari.
  • Adottare delle strategie per rendere profittevole la gestione dell’attività come quella di aumentare il valore medio degli asset per singolo cliente o di ampliare la gamma di servizi offerti in modo da alzare la redditività media del singolo utente. Nel primo caso le società devono promuovere delle attività di marketing che riescano a catturare investitori di alto profilo. In questo modo, al crescere degli asset gestiti si abbassa il punto di break-even al quale l’azienda inizia a diventare profittevole. Nel secondo, invece, l’obiettivo è quello di fornire consigli finanziari più sofisticati a coloro che sono disposti a pagarli o altri prodotti e servizi relativi alla gestione del portafoglio.

La sentenza del mercato
“La fine del sogno dei robo advisor di ribaltare a proprio favore i rapporti di forza all’interno del settore della consulenza finanziaria può essere sintetizzata con due dati: il primo è relativo all’evoluzione degli asset delle società attive nel settore (Figura 1). Dal 2014 al 2017, negli Usa, la raccolta di capitali da parte di grandi gruppi finanziari come Vanguard, che nel tempo ha esteso la sua offerta anche a questo tipo di servizio, è cresciuta esponenzialmente e ora è oltre 10 volte quella dei pionieri dell’industria dei robo advisor come Wealthfront e Personal Capital. Il secondo riguarda l’evoluzione del sentiment del mercato negli ultimi tre anni. Le valutazioni delle società di robo avisor sono calate di circa il 30%, come dimostrano i dati forniti da PitchBook relativamente agli investimenti di fondi di private equity in Wealthfront. Il gruppo è stato valutato 500 milioni di dollari nel gennaio 2018, contro i 700 milioni di dollari dell’ottobre 2014”, dice Michael M. Wong, analista azionario di Morningstar.

 

Figura 1: Asset gestiti dalle società attive nel robot advisoring
Figura 1 lowcost

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia