E in Usa c’è chi diversifica con le non quotate

In America alcuni gestori guardano alle società private per andare a caccia della prossima Ipo d’oro. L’effetto sul portafoglio, nel bene e nel male, è minimo.

Katie Rushkewicz Reichart, CFA 20/06/2018 | 12:29

Con società di grande calibro ma non quotate come Uber e Airbnb che fanno la loro comparsa in alcuni fondi, gli investitori iniziano a farsi domande sull’utilità di questo tipo di esposizione. I portafogli hanno una liquidità giornaliera che permette agli investitori di versare o ritirare soldi quando vogliono. Per questo l’inclusione di aziende poco liquide è finita sotto la lente.

Ma ci sono altri motivi per cui questo fenomeno è diventato più visibile. Primo: le società private in molti casi hanno rimandato o cancellato la loro Ipo scegliendo di raccogliere capitali sul mercato dei privati e di far crescere il loro business senza la pressione delle Borse. Secondo: quando le società private sono entrate nel perimetro di analisi dei fondi di investimento sono riuscite a trasformare i loro sforzi competitivi diventando, all’interno del settore di riferimento, più grandi dei loro concorrenti quotati. Terzo: i manager attivi, che devono sempre più fare i conti con i costi bassi e le performance dei prodotti passivi, hanno trovato interessanti le possibilità di rendimento che possono dare queste aziende private.

L’analisi
Morningstar ha analizzato la presenza di questo tipo di società nei fondi large cap Usa (domiciliati in America) per capire quali rischi e opportunità presentino (i dati sono a dicembre 2017 e sono stati esclusi Etf e fondi di fondi).

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Info autore

Katie Rushkewicz Reichart, CFA  Katie Rushkewicz Reichart is a senior mutual fund analyst with Morningstar.

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