I fondi provano a smettere di fumare

Aumentano le società di gestione che vogliono escludere il tabacco dal portafoglio. Perché è un problema di salute pubblica, ha alti costi sociali e comporta rischi finanziari. Ma un’analisi Morningstar rivela che la strada da fare è ancora molta.

Sara Silano 21/03/2018 | 09:27

Non sono solo il carbone o le armi controverse che i gestori di fondi vogliono escludere del tutto dai loro portafogli. La lista si sta allungando e di recente diverse società, tra cui BNP Paribas e Robeco, hanno annunciato l’intenzione di uscire totalmente dall’industria del tabacco. La decisione riguarda tutta la gamma di prodotti, non solo quelli con mandato socialmente responsabile, che già lo facevano in passato.

Quello del fumo è un problema di salute pubblica: l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) stima che ogni anno sia la causa della morte di circa sei milioni di persone in tutto il mondo. Se consideriamo, poi, che la maggior parte dei consumatori si trova nei paesi in via di sviluppo o comunque in situazioni di povertà, capiamo che i danni sono più generali, perché l’acquisto di sigarette può avvenire a discapito di quello per il cibo o per l’istruzione dei figli. Inoltre, i costi sociali sono altissimi: si stima che ogni anno mille miliardi di dollari servano per curarsi o siano il prezzo della perdita di produttività.  

Una Convenzione quadro per il controllo del tabacco
Per proteggere le generazioni presenti e future dai danni del tabacco sono state intraprese diverse iniziative a livello internazionale. Nel 2003 l’Oms ha approvato all’unanimità la Convenzione quadro per il controllo del tabacco, cui hanno aderito 175 Paesi, inclusa l’Italia. A dicembre 2017, la Commissione europea, insieme agli Stati membri, ha lanciato un programma per fornire supporto alle politiche di contrasto del tabagismo, il Joint action on tabacco control.

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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