Dove la tutela dell’ambiente è una priorità

Il 2017 potrebbe essere un anno record per i green bond. I cambiamenti climatici preoccupano non solo i governi, ma anche le aziende. Europa virtuosa, bocciati gli Stati Uniti. Bene l’Italia.

Sara Silano 02/11/2017 | 15:06

Dal 6 al 17 novembre, Bonn ospiterà la Conferenza mondiale sul clima promossa dalle Nazioni Unite e nota con l’acronimo di Cop23. L’obiettivo principale sarà quello di tradurre in azioni concrete l’accordo siglato a Parigi due anni fa (Cop21) per limitare l’innalzamento delle temperature e le conseguenze che sono già sotto gli occhi di tutti (siccità, inondazioni, ecc.). Intanto, recentemente il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione non vincolante contro le emissioni di CO2, con l’obiettivo di azzeramento entro il 2020. Ma dall’altra sponda dell’Oceano, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato di voler uscire dall’intesa siglata nella capitale francese dal suo predecessore nel 2015.

Obbligazioni sempre più green
Mentre le sfide per i governi restano molte, gli investitori hanno spinto il piede sull’acceleratore. Secondo il Climate bond initiative, nel 2017 le emissioni delle obbligazioni verdi (green bond) potrebbero toccare i 150 miliardi di dollari, contro gli 82 miliardi del 2016. Nella prima metà dell’anno, si legge in una nota di MainStreet Partners, ci sono stati debutti per 55 miliardi, il 38% in più rispetto allo stesso periodo del 2016.

Oltre alla Banca europea per gli investimenti (Bei), primo (nel 2007) e più grande emittente al mondo, si sono affacciati nel tempo altri operatori, tra cui alcune nazioni (Francia, Polonia, ma anche paesi emergenti come Cina ed India), banche (compresa l’italiana Intesa Sanpaolo) e imprese (Apple e Iren per citare due esempi degli ultimi mesi).

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Prysmian SpA22,70 EUR1,57
Telecom Italia SpA0,39 EUR1,73
Terna SpA6,32 EUR2,04

Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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