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Chi ha paura dell’Europa

Il calo degli asset del Vecchio continente non interessa solo i fondi specializzati sull’area. In generale resiste (o almeno ci prova) chi si allontana dalle grandi banche. 

Marco Caprotti 18/10/2016 | 09:47
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L’Europa non è solo in Europa. Il paradosso è solo apparente quando si parla delle categorie in cui sono raggruppati i fondi Morningstar e dell’effetto che le diverse regioni hanno sulle loro performance. “L’andamento del Vecchio continente finisce per incidere sulla traiettoria anche di altri segmenti, a seconda del peso che i gestori decidono di dare all’area nelle diverse fasi di mercato”, spiega Gregg Wolper, analista di Morningstar.

L’Europa affonda
Un buon esempio in questo senso è la categoria azionaria Global large cap blend dove l’Europa (fra l’area della moneta unica e quella ex euro) pesa per circa il 15% dell’indice di riferimento (Msci World NR). Nell’ultimo trimestre il Vecchio continente ha fatto perdere alla categoria (che nel periodo ha segnato +4,1% in euro) circa l’1%. La frenata è evidente se si va a vedere il comportamento delle singole categorie dedicate all’Europa. Da inizio anno sono tutte negative. Si va dal -3,95% di quella small cap al -7% di quella riservata alle mid cap passando per il -4,89%, il -4,93% e il -5,94% delle large cap rispettivamente value, growth e blend.

In questa situazione diventa problematico recuperare il terreno perso dai massimi che, i diversi segmenti, hanno toccato in diversi momenti del secondo semestre del 2013.

maxdrawdown

Via dalle big bank
“In un quadro di ribassi, le categorie che si sono comportate meglio sono state quelle che hanno alleggerito alcuni segmenti del mercato europeo”, spiega Wolper. “Ad esempio, evitare le grandi banche è stata una scelta intelligente, soprattutto se si considerano le pessime performance di società come Deutsche Bank (clicca qui per leggere l’analisi sulla presenza del titolo nei portafogli, Ndr) o alcuni istituti italiani come Unicredit e Intesa”. Groupama Europe Stock N (3 stelle Morningstar) da inizio ha guadagnato lo 0,20%, risultando fra i pochissimi fondi delle varie categorie europee a finire in territorio positivo. Il portafoglio sottopesa i titoli finanziari mentre è più equilibrato sui beni di consumo difensivi e sulla tecnologia (che nei mesi scorsi ha beneficiato delle corse del Nasdaq).

 migliorilarge

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.