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Fondi pensione, meno asset ma più qualità

Nel corso del 2015, il patrimonio globale dei comparti previdenziali è leggermente sceso, dopo diversi anni di crescita costante. Passi avanti a livello di governance, diversificazione di portafoglio e gestione del rischio.

Valerio Baselli 01/04/2016 | 09:36

Gli asset detenuti dai fondi pensione nel mondo ammontano a fine 2015 a 35.316 miliardi di dollari, in leggera diminuzione rispetto ai 35.620 miliardi di fine 2014. Un (piccolo) passo falso dopo aver segnato una crescita del 5% medio annuo dal 2005, quando il patrimonio mondiale era poco più di 21.000 miliardi. A dirlo è lo studio Global Pension Assets Study 2016 recentemente pubblicato dalla società di consulenza Willis Tower Watson.

L’analisi prende in considerazione i  fondi pensione dei 19 maggiori mercati mondiali tra cui, manco a dirlo, l’Italia non figura: Australia, Brasile, Canada, Francia, Germania, Hong Kong, Irlanda, Giappone, Malaysia, Messico, Olanda, Sud Africa, Corea del Sud, Svizzera, Inghilterra, Stati Uniti oltre a Cile India e Spagna inseriti quest’anno.

In termini assoluti, gli Usa continuano a essere il più grande mercato previdenziale al mondo (21,8 mila miliardi di dollari), seguiti con una certa distanza da Regno Unito (3,2 mila miliardi) e Giappone (2,7 mila miliardi). Assieme, questi tre mercati contano per il 78,2% degli asset mondiali. In termini relativi, invece, quello messicano è il mercato che è cresciuto di più negli ultimi 10 anni, seguito dal Cile e dal Sud Africa.

In media, il patrimonio di questi fondi rappresenta l’80% del Prodotto interno lordo dei 19 paesi, anche se presi singolarmente i dati variano molto: si va infatti dal 183,6% dell’Olanda al 3,3% della Spagna.

Rapporto tra gli asset gestiti dai fondi pensione e il Pil domestico

Fonte: Global Pension Assets Study 2016, Willis Tower Watson

Lo studio, però, si focalizza soprattutto sui sette principali mercati (Australia, Canada, Giappone, Olanda, Svizzera, Inghilterra e Stati Uniti) che coprono circa il 93% del campione. In questi paesi, gli analisti sottolineano i significativi miglioramenti in diverse aree, tra cui la governance, una maggiore attenzione alla gestione del rischio, una più forte concorrenza per attirare esperti in investimenti o il ruolo sempre più importante dei fattori Esg (Environmetal social governance).

Il progressivo passaggio al modello a contribuzione definita è guidato da Australia (86,6%) e Stati Uniti (59,7%) e, complessivamente, la percentuale sul totale dei patrimoni di questi schemi pensionistici è passata dal 39,9% del 2005 al 48,4 % del 2015 con una crescita del 7,1% annuo contro il 3,4% di quelli dei fondi a prestazione definita.

Portafogli più “alternativi”
Passando alle strategie di investimento, lo studio conferma il trend di aumento delle allocazioni in prodotti alternativi, in particolare immobili, ma anche hedge fund, private equity e materie prime, cresciuti dal 5% del 1995 al 24% attuale.

Asset allocation dei fondi pensioni dei sette principali mercati mondiali dal 1996 al 2015

Fonte: Global Pension Assets Study 2016, Willis Tower Watson

Questa tendenza ha portato a una riduzione degli investimenti azionari soprattutto quelli domestici che sono passati da una media del 65% nel 1998 al 43% nel 2015. Nel dettaglio, gli Stati Uniti hanno mantenuto il più alto livello di titoli azionari domestici (63% nel 2015) mentre Canada e Svizzera rimangono i mercati con la più bassa percentuale di titoli azionari del proprio paese (25% e 35%, rispettivamente, nel 2015). Per quanto riguarda i bond domestici, invece, la percentuale di investimento rimane molto alta pur diminuendo dall’88,2% nel 1998 al 76,4% del 2015.

E l’Italia? 
Secondo i dati Covip, a fine 2015 i prodotti di previdenza complementare italiani gestivano nel complesso 138 miliardi di euro, segnando un incremento del 5,7% rispetto all’anno precedente. Nella classifica dei principali 300 fondi pensione al mondo (aggiornata a fine 2014), non si trova nessun comparto nostrano, mentre sono presenti, ad esempio, fondi cileni, irlandesi, vietnamiti e peruviani.

Giusto per dare un ordine di grandezza, la Top 300 svaria dai 13 miliardi dell’ultimo classificato ai 1.150 miliardi di dollari del primo (il comparto di previdenza pubblica del Giappone). Cometa, il fondo dei metalmeccanici e affini, il più grande in Italia, gestiva alla fine dell’anno scorso circa 9,6 miliardi di euro (circa 10,7 miliardi di dollari). Clicca qui per approfondire.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar in Francia e Italia.

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