La COP21 spinge la “decarbonizzazione” dei portafogli

Nonostante si tratti di un accordo non vincolante, la Conferenza sul clima di Parigi ha avuto il merito di mettere le questioni ambientali al centro del dibattito. Passi avanti anche a livello di governance.

Valerio Baselli 25/03/2016 | 09:23

L’accordo firmato da 196 paesi alla fine della COP21, la Conferenza sul clima tenutasi a Parigi dal 30 novembre al 12 dicembre 2015, è stato descritto come “storico”. In effetti, far accettare un testo che cerchi di contenere l’aumento della temperatura globale sotto i due gradi nei prossimi cinque anni (e anche di continuare gli sforzi per non superare 1,5 gradi) è senza dubbio un successo diplomatico, soprattutto dopo la lunga serie di fallimenti che si sono succeduti lungo le edizioni precedenti. Tuttavia, è bene ricordare che si tratta di un accordo non vincolante (non ci sono sanzioni per gli Stati che non rispettano gli impegni) che dovrà essere ratificato dai vari parlamenti nazionali.

“È vero che ogni paese resta molto libero, ma penso che con questo accordo ci sia stato un vero cambiamento di paradigma, una reale presa di consapevolezza e forse questo è l'aspetto più importante”, ha commentato Ophélie Mortier, responsabile degli investimenti responsabili di Degroof Petercam. “Ci sarà sicuramente bisogno di una COP22 per proseguire su questa strada, che secondo me è la buona”.

Un mercato in crescita
Uno dei successi di questa edizione è quello di essere riusciti a mobilitare le imprese e gli investitori sul tema del cambiamento climatico. Da un punto di vista strettamente finanziario, infatti, gli investimenti socialmente responsabile stanno continuando a crescere: secondo l’ultimo studio a cura di Vigeo, in collaborazione con Morningstar, dal titolo Green, Social and Ethical Funds in Europe, al 30 giugno 2015 gli asset gestiti dai fondi Sri (Socially responsable investing) nel Vecchio continente sono saliti dell’8% in un anno, arrivando a quota 136 miliardi di euro (l’1,7% del patrimonio totale investito in fondi in Europa). Anche il numero di fondi “verdi” è salito del 26%, fino a 1.204 comparti disponibili. La Francia e i Paesi Bassi si confermano i mercati più attivi in questo senso.

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Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar in Francia e Italia.

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