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Fondi pensione – Tfr, 4 a 0

Per il quarto anno di fila, i rendimenti medi dei comparti previdenziali di secondo pilastro battono la rivalutazione del Trattamento di fine rapporto. Aumentano le risorse. Boom delle adesioni ai negoziali.

Valerio Baselli 18/03/2016 | 09:29

Nonostante l’andamento altalenante dei mercati finanziari, il 2015 ha segnato, per il quarto anno consecutivo, rendimenti medi dei vari strumenti di previdenza complementare superiori alla rivalutazione del Trattamento di fine rapporto. Secondo gli ultimi dati della Covip (la commissione di vigilanza sul settore), infatti, i fondi pensione negoziali hanno guadagnato in media l’anno passato il 2,7%, i fondi aperti il 3% e i Pip (Piani individuali pensionistici) il 3,7%. Tutto ciò a fronte di una rivalutazione del Tfr pari all’1,2%.

Tuttavia, restano comunque differenze importanti tra le diverse linee d’investimento. Si va infatti dal 5,1% medio della linea azionaria pura dei Pip allo 0,5% medio segnato dalle offerte obbligazionarie pure dei fondi negoziali. Da sottolineare come i rendimenti Covip tengano già conto dell’innalzamento della tassazione delle forme pensionistiche complementari previsto dalla Legge di stabilità 2015 e del conguaglio fiscale per il 2014 versato nel primo trimestre 2015.

Adesioni in crescita
Al 31 dicembre 2015, gli iscritti alla previdenza complementare in Italia sono circa 7,3 milioni, il che significa che, al netto delle uscite, la crescita dell’anno è stata del 13,4%. L’incremento più rilevante si è registrato nei fondi pensione negoziali (531 mila iscritti in più, pari al 27,3%) grazie soprattutto all’innovativa esperienza del settore edile. Infatti, a partire da gennaio 2015, è stato introdotto un meccanismo di adesione automatica di tipo contrattuale che prevede il coinvolgimento, mediante il versamento del contributo datoriale, di tutti i lavoratori dipendenti della categoria. Non a caso, nel corso dell’anno passato le adesioni al fondo di settore, Prevedi, che a fine 2014 contava 39.000 iscritti, sono salite fino a coprire quasi l’intera platea di riferimento di circa 570.000 unità.

Nei fondi aperti, invece, gli iscritti sono aumentati di 93 mila unità (8,8%), arrivando a un totale di 1,15 milioni. Gli iscritti ai Pip “nuovi” sono 2,6 milioni, circa 238.000 aderenti in più (10,1%) rispetto alla fine del 2014.

Le risorse in gestione 
A fine 2015, il patrimonio accumulato dalle forme pensionistiche complementari si è attestato a 138,4 miliardi di euro. Se si escludono i fondi pensione preesistenti e i Pip “vecchi”, per i quali i dati non sono ancora disponibili, l’aumento è di 5,7 punti percentuali rispetto alla fine del 2014. Le risorse dei fondi negoziali ammontano a 42,5 miliardi, in crescita del 7,3%. I Pip “nuovi” dispongono di un patrimonio di 19,4 miliardi e i fondi aperti di 15,4 miliardi; l’incremento nell’anno è stato, rispettivamente, del 10,4 e del 18,7%.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar in Francia e Italia.

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