Non si buttano così le banche

Il sell-off che ha affossato gli istituti di credito europei dicono gli analisti, è esagerato. Ma ha creato un’occasione buona per puntare sui nomi di qualità. 

Marco Caprotti 11/02/2016 | 13:17
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Meglio non buttare via le banche. Nonostante alcuni tentativi di stabilizzazione, dicono gli analisti di Mornigstar, le azioni degli istituti europei restano ai minimi da molti anni a questa parte. E questa, aggiungono, è un’opportunità per aumentare l’esposizione nei confronti dei nomi di maggiore qualità a un buon prezzo rispetto alle stime dei fair value.

“Le vendite sono state effettuate per i motivi sbagliati”, spiega Erin Davis, analista di Morningstar. “Prima di tutto per molti istituti l’esposizione al settore energetico – sia diretta che indiretta – (e citata come uno dei motivi di preoccupazione sulla solidità delle banche in una fase di debolezza delle commodity, Ndr) è più che gestibile. Inoltre, ci aspettiamo una ripresa dell’economia della regione, anche se più lenta di quello che il resto del mercato prevede”.

Va anche sottolineato che le banche che sono state più colpite sono quelle che hanno mostrato la maggiore lentezza nel ristrutturarsi dopo la crisi. Un esempio che riguarda l’Italia è Unicredit. “Questo, peraltro, va interpretato come un segnale della frustrazione degli investitori nei confronti del sistema bancario italiano”, spiega l’analista. “Ma è anche un avviso per le altre banche europee che saranno penalizzate con basse valutazioni fino a quando i manager non porteranno avanti le riforme viste ad esempio da Credit Suisse, Barclay’s e Standard Chartered”. Bisogna anche notare che gli investitori sono preoccupati per l’esposizione che hanno gli istituti nei confronti dei derivati. “Anche in questo caso si tratta di paure esagerata, dato che il peso in portafoglio di questo tipo di asset class è perfettamente gestibile”, dice Davis.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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