VIDEO: L’Europa paga l’austerità

Per Karim Abadir, docente all’Imperial College di Londra intervenuto alla MIC 2015, il settore bancario non si è riformato come avrebbe dovuto. E gli Usa sono più solidi di quanto si pensa.

Valerio Baselli 12/11/2015 | 11:57
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Valerio Baselli: Buongiorno e benvenuti alla Morningstar Investment Conference a Milano. Oggi ho il piacere di trovarmi con uno degli economisti più influenti del nostro tempo, il professore Karim Abadir dell’Imperial College di Londra.

Buongiorno professore e grazie.

Karim Abadir: Grazie per l’invito.

Baselli: Molti, anche la stampa, hanno spesso messo sullo stesso piano l’ultima crisi con la grande recessione del 1929 negli Stati Uniti. Lei è d’accordo?

Abadir: Credo di no: la ragione è che abbiamo imparato molto dalle crisi precedenti e hanno avuto due nature diverse. Abbiamo imparato molto in termini di intervento dello Stato e delle banche centrali, che non avevamo durante la grande depressione e questa è la ragione per cui noi adesso stiamo recuperando mentre a quel tempo la recessione fu molto più lunga.

E poi, allora il settore finanziaro era molto meno sviluppato ed è stato proprio il settore finanziario ad aver creato questa crisi attuale.

Baselli: La crisi finanziaria del 2007 è scoppiata con lo scandalo di Lehman Brothers. Crede che il settore bancario abbia subito le riforme necessarie per renderlo davvero più solido? Come lo giudica?

Abadir: Non ancora e purtroppo non credo che accadrà nel breve termine, perché una volta che la crisi è passata, viene a mancare la spinta per fare quei cambiamenti e quelle riforme strutturali di ampio respiro che sarebbero necessarie.

Il problema principale è che ancora non sappiamo come misurare precisamente il rischio. Non è un aspetto banale, ci sono moltissime ricerche su questo argomento. Abbiamo fatto dei passi in avanti, ma un vero progresso richiede cooperazione tra banche, Stati, e non solo a livello nazionale. Purtroppo non credo che questo accadrà nel futuro prossimo.

Baselli: Gli Stati Uniti mostrano solidi segnali di ripresa macroeconomica da ormai due anni, mentre l’Europa comincia adesso a lasciarsi la recessione alle spalle. Crede che nei prossimo 12-18 mesi potrebbero esserci rischi di un nuovo rallentamento economico?

Abadir: Avevo pronosticato diversi anni fa che gli Usa avrebbero recuperato molto più velocemente dell’Europa. La ripresa economica negli Stati Uniti è molto più forte di quanto la gente crede, perciò anche le occasionali ricadute del mercato del lavoro non hanno mai creato veri problemi. Credo che gli Usa continueranno su questa strada, ci potrebbero essere dei rischi politici sul mercato del petrolio, ma a parte questi possibili eventi estremi, gli Usa stanno andando molto bene.

Credo anche che la Fed debba alzare i tassi più velocemente di quanto magari si pensa...

Baselli: Magari già a dicembre...

Abadir: Credo che sia già troppo tardi. Per quanto riguarda l’Europa, l’austerità è ancora ben presente e solo i paesi con forti esportazioni potranno fare bene, per il momento. Prima o poi, tutti i paesi usciranno dalla crisi, ma non ora. L’Europa sta pagando l’austerità, gli Usa hanno fatto un’altra scelta e il ritardo è dovuto a questo.

Baselli: Grazie per aver condiviso con noi le sue idee, professore.

Abadir: Grazie.

Baselli: Per Morningstar, Valerio Baselli, grazie per l’attenzione.

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.