Gestori Italia, lo straniero non fa paura

Il market timing dei grandi investitori internazionali ha reso più volatile Piazza Affari, ma i manager specializzati sul listino domestico hanno trasformato il rischio in opportunità. Ecco le loro strategie.

Sara Silano 29/10/2015 | 16:36 Francesco Paganelli
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L’arrivo dei grandi investitori istituzionali internazionali ha reso la vita più difficile ai gestori azionari specializzati sull’Italia, ma ha anche creato opportunità di investimento.

Piazza Affari ha una capitalizzazione intorno ai 553 miliardi di euro (al 30 settembre 2015), pari a circa il 34% del Prodotto interno lordo, che è di gran lunga inferiore alle principali Borse europee (ad esempio, quella del Dax tedesco supera i mille miliardi di euro). Per questa ragione, l’ingresso e l’uscita dei grandi investitori internazionali può generare dei forti scossoni.

Occhio agli stranieri
E’ accaduto l’anno scorso, quando, inizialmente gestori del calibro di BlackRock hanno dato fiducia alla ripresa del Belpaese inserendo titoli italiani nei loro portafogli europei e in autunno hanno ridotto le loro posizioni, perché delusi dai dati macro economici. Nel 2015, l’andamento dei flussi di investimento è stato più composto, ma i money manager che sono specializzati su Piazza Affari hanno imparato la lezione e ora affrontano il mercato con la consapevolezza che, accanto ai cassettisti, ci sono operatori che si muovono in modo tattico, per cogliere il “momento”. Non a caso sono detti momentum player. Hanno anche maturato che devono convivere con gli Exchange traded product, i fondi che replicano gli indici domestici e sono quotati in Borsa. “Creare valore aggiunto per i risparmiatori è più difficile”, dice Massimo Trabattoni, gestore di Kairos Partners. “Attraverso gli Etf, è possibile comprare l’intero indice e i volumi su questi prodotti sono elevati; di conseguenza per i gestori attivi non è facile generare alfa, soprattutto nelle fasi di rialzo”.

Tuttavia, l’analisi Morningstar mostra che le strategie su Piazza Affari riescono a produrre buoni risultati, nonostante le dimensioni piccole del mercato, la scarsa liquidità e la volatilità accentuata dal market timing dei grandi investitori internazionali. “Quando questi ultimi prendono posizione su una società di piccola o media capitalizzazione, possono sorgere problemi di liquidità”, spiega Marco Nascimbene, gestore di Fondersel P.M.I. (rating Bronze). “Per questa ragione, bisogna stare attenti ai flussi di capitali dei player istituzionali nell’assumere decisioni tattiche”.

Strategie per Piazza Affari
In effetti, i gestori di fondi specializzati sul listino milanese possono essere suddivisi in due grandi gruppi in base al processo di investimento adottato. Da un lato abbiamo diversi fondi italiani che seguono un approccio maggiormente orientato al benchmark e per i quali la gestione del rischio è prevalentemente affidata al controllo del tracking error. Il portafoglio conta un numero maggiore di titoli e le scommesse attive, di solito moderate, possono avere un orizzonte temporale di breve termine, un aspetto che impatta tra l’altro il turnover di portafoglio. Tale approccio ha, in genere, scarsa fortuna nei mercati più grandi come quello europeo o americano, dove la competizione sui costi e l’efficienza sono più elevate, l’universo di titoli è più ampio e la maggior parte delle società è coperta dagli analisti. In Italia, storicamente i gestori sono stati in grado di aggiungere valore nel segmento delle small e mid cap, meno conosciuto dagli investitori con un grado di esperienza limitato.

Il secondo gruppo di strategie si caratterizza per una gestione più attiva e paziente. Il portafoglio è concentrato su un numero minore di titoli, quindi sono possibili deviazioni maggiori rispetto all’indice in termini di performance e allocazione settoriale. Di conseguenza, siccome le scommesse attive sono più marcate, l’analisi fondamentale dei singoli titoli ricopre un ruolo più importante e la gestione del rischio viene integrata nel processo di selezione titoli. Questa seconda tipologia di strategie è solitamente preferita dagli investitori esteri che sono specializzati sul listino milanese, perché fa leva su elementi più facilmente controllabili e ripetibili nel tempo (come la ricerca dei titoli con le migliori prospettive di crescita degli utili). Al contrario, il primo gruppo di strategie, più concentrata sul timing e il trading delle posizioni, è comune a diversi gestori italiani.

Gestori a confronto
Prendiamo come esempi due fondi, entrambi coperti dalla ricerca Morningstar, Fidelity Funds - Italy (rating Silver) e Fondersel P.M.I.

Gestore del primo fondo è Alberto Chiandetti, che adotta un approccio bottom-up basato sull’analisi fondamentale. Normalmente costruisce portafogli diversificati con circa 35-40 titoli di cui è fortemente convinto, combinando società growth, cicliche e in ristrutturazione. La selezione oculata è la principale fonte di valore aggiunto e le deviazioni dal benchmark o dai fondi omologhi possono essere significative.

Il fondo di Ersel, invece, è gestito da Marco Nascimbene e Carlo De Vanna, i quali si propongono di aggiungere valore attraverso un numero piuttosto elevato e variabile di scostamenti dall’indice, generalmente inferiori ai 300 punti base, con un orizzonte temporale di breve termine. Il livello di gestione attiva è relativamente contenuto e sono frequenti gli aggiustamenti, come dimostra l’elevato turnover (vicino o al di sopra del 300%). Inoltre, viene gestita tatticamente l’esposizione azionaria netta, normalmente nell’intervallo 95-105% dell’attivo, tramite derivati.

Altri fondi azionari Italia con Analyst rating positivo o neutrale sono Fonditalia Equity Italy e Fideuram Italia (entrambi Bronze), guidati da Luigi Degrada, che adotta una gestione dinamica dei sovra- e sottopesi rispetto al proprio benchmark, con un elevato numero di scommesse attive variabili nel tempo; Anima Geo Italia e Anima Italia (rating Neutral), il cui approccio limita gli scostamenti dal benchmark e gestisce tatticamente i sovra e sottopesi. Infine, Schroders ISF Italian Equity (Neutral) combina l’analisi macro con la selezione dei singoli titoli  in un portafoglio concentrato di lungo termine.

L'articolo è stato scritto in collaborazione con Francesco Paganelli, fund analyst, Manager Research di Morningstar.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Titoli citati nell'articolo

Nome TitoloPrezzoCambio (%)Morningstar Rating
Anima Italia A26,57 EUR-1,13Rating
Fidelity Italy A-Acc-EUR17,08 EUR0,71Rating
Fideuram Italia R52,40 EUR-1,34Rating
Fonditalia Equity Italy R21,24 EUR-1,42Rating
Schroder ISF Italian Equity A Acc EUR41,12 EUR0,65Rating

Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia