Obbligazioni, la liquidità è davvero un problema per gli Etf?

Molti investitori non comprendono ancora a pieno il funzionamento e l’operatività  dei replicanti specializzati sul reddito fisso e temono le conseguenze di una vendita di massa.

Ben Johnson 17/08/2015 | 10:33
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Lo spettro di un incremento dei tassi di interesse nell’ultimo decennio ha portato alla ribalta il tema della liquidità del mercato obbligazionario. Il patrimonio investito in fondi di investimento a reddito fisso ed Etf sono più che triplicate, mentre il ruolo dei tradizionali fornitori di liquidità sul mercato è andato via via riducendosi, così come i volumi negoziati.  Questi trend opposti hanno alimentato preoccupazioni sul fatto che tassi più alti potrebbero portare a vendite di massa all’interno di un mercato che non sembra pronto a far fronte a questa situazione.

Gli Etf, in particolare quelli che investono in obbligazioni high yield e prestiti bancari, sono stati indicati come una specifica area di allarme, a causa della loro particolare struttura e della percezione di una loro superiore liquidità. Alcune di queste paure potrebbero rivelarsi fondate, benchè molte non siano relative ai soli Etf. Le specifiche preoccupazioni in merito a questi strumenti, dimostrano che molti investitori non hanno ancora compreso a pieno il funzionamento e l’operatività di questi Etf.

La liquidità ha un prezzo
La liquidità è un concetto multidimensionale. Le sue misure più importanti sono il tempo, la quantità e il prezzo. Assieme rappresentano il “costo” della liquidità. Agli investitori piace poter negoziare rapidamente grandi volumi con scarsi effetti sui prezzi dei titoli. In mercati con un ampio numero di acquirenti e venditori che eseguono frequenti transazioni, la liquidità è abbondante e poco costosa. L’ S&P 500 è un esempio. La liquidità è invece relativamente scarsa e più costosa in mercati con pochi attori e transazioni meno frequenti, come quelli obbligazionari.

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Ben Johnson  Ben Johnson is Morningstar’s Director of European ETF Research.

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