Valute, perché non coprirsi

Fare scommesse sui cambi scegliendo le versioni hedged e non degli Etf, in base alle condizioni di mercato, non è il miglior modo per generare performance nel tempo.

Sara Silano 29/06/2015 | 10:06
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Gli investitori con un orizzonte temporale di lungo termine dovrebbero evitare di coprire il rischio di cambio. A dirlo sono gli analisti di Morningstar che hanno studiato i rendimenti in dollari degli indici azionari internazionali negli ultimi 40 anni, scoprendo che non ci sono significative differenze tra le performance aggiustate per questo tipo di pericolo e quelle che non lo sono.

Nel periodo considerato, il biglietto verde ha registrato dei movimenti ciclici ampli e pluriennali. Dal 1973 ci sono stati due massimi, nel 1985 (aggressiva politica monetaria della Federal Reserve contro l’inflazione) e nel 2001 (bolla di Internet, introduzione dell’euro nel 1999 e crisi asiatica). In entrambi i casi, ai picchi sono seguiti dei declini causati da decisioni delle banche centrali e dall’indebolimento della situazione economica. Un altro esempio è il 2008. Nonostante la crisi finanziaria, il dollaro si è rafforzato, perché considerato un porto sicuro.

Poteri di acquisto
Il trend del biglietto verde prova la complessità dei mercati valutari. “Nel lungo termine, i tassi di interesse, l’inflazione, la crescita economica e la bilancia corrente tendono a determinare l’andamento delle valute”, spiega Patricia Oey, analista di Morningstar, “Ciò è coerente con il principio di parità del potere di acquisto, che si verifica quando il cambio tra due monete, che possono fluttuare liberamente tra loro, si assesta dove il loro purchasing power è alla pari. Di conseguenza, nel lungo termine, esse non dovrebbero generare rendimenti reali”.

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Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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