La frontiera scommette sull’Africa

Aumentano gli investimenti esteri nel Continente nero. E con la crescita della forza lavoro molti paesi si preparano a diventare emerging. 

Marco Caprotti 17/06/2015 | 11:15
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I mercati di frontiera non escono dall’orizzonte degli investitori. L’indice Msci dedicato ai paesi che non sono ancora emerging nell’ultimo mese (fino al 16 giugno e calcolato in euro) ha perso lo 0,4% facendo comunque segnare +5% da inizio anno.

La corsa all’Africa
La regione più promettente, al momento, sembra l’Africa, a dispetto della epidemia di Ebola che ha colpito le zone fra Guinea, Sierra Leone e Liberia e degli attacchi terroristici che stanno devastando la Nigeria. Secondo un report elaborato dalla African Development Bank, insieme alle Nazioni unite e all’Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica, gli investimenti esteri nel Continente nero hanno raggiunto gli 80 miliardi di dollari. Il flusso maggiore (178 miliardi in totale) arriva da Usa, UK e Francia, ma anche i cinesi (28 miliardi) si stanno dando da fare, seguiti da Brasile e India.

L’interesse per i paesi africani non è storia recente. Dagli anni ’80, ad esempio, la Cina ha puntato sul Continente nero, per soddisfare la sua fame di materie prime. Il risveglio per la regione che si è avuto negli ultimi anni, invece, è il frutto della recessione globale che ha spinto diversi aziende a cercare paesi dove i costi di produzione fossero particolarmente bassi favorendo stati come Etiopia, Kenya, Rwanda e Tanzania. Secondo i dati del Fondo monetario internazionale, la regione sub-sahariana (che comprende 29 paesi sotto al deserto) nel 2015 registrerà una crescita vicina al 6%.

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Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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