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Etf, fare distinzione tra Nav e prezzo

Quando si guarda il rendimento di un replicante bisogna saper differenziare il Net asset value dal valore di mercato, anche a fini fiscali. In fin dei conti, è una questione di liquidità.

Valerio Baselli 04/05/2015 | 15:44
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L’unico parametro per misurare il valore dei fondi comuni tradizionali è il Nav (Net asset value). Il valore delle azioni, invece, viene espresso solo dal prezzo di mercato. Nel caso degli Exchange traded product, fondi passivi quotati in Borsa e scambiati in tempo reale, possono invece essere usati entrambi.

Quale di questi due parametri, quindi, è il più significativo? Come già detto, gli Etp hanno un Nav (come tutti i fondi comuni) e un prezzo di mercato (come tutti gli strumenti quotati). Il valore intra-day, che si muove durante la seduta di Borsa, tuttavia, non segue simultaneamente il Nav. Se il prezzo risulta superiore al Net asset value, si dice che l’Etf è quotato a premio, il che è positivo per i venditori e negativo per gli acquirenti. Al contrario, si parla di Etf è a sconto, situazione che favorisce chi compra. 

Il ruolo degli AP e della liquidità
Gli Etp sono strumenti che replicano un indice. In una situazione ideale, quindi, dovrebbero fornire il rendimento esatto del benchmark, meno una commissione. Nella realtà, però, non è sempre così. Ci possono essere diverse ragioni: costi di transazione, prestito titoli o la politica di distribuzione dei dividendi. Al netto di questi fattori, comunque, la differenza è quasi sempre temporanea ed è dovuta al possibile scarto tra prezzo di mercato e Nav del fondo. Questo divario, a sua volta, è legato alla liquidità del mercato sottostante e al numero di market makers presenti.

La liquidità di un Etp coincide con la capacità del fondo di rispondere agli ordini di acquisto e vendita senza che questo abbia un impatto significativo sul suo prezzo.

“Il prezzo di un Etf, continuamente scambiato sulle Borse europee, sul mercato secondario è fissato dagli operatori del mercato in base all’evoluzione del valore del sottostante. L’ordine di acquisto più alto e l’ordine di vendita più basso determinano il bid-ask spread, la forbice acquisto-vendita”, spiega in una nota Grégoire Blanc, responsabile mercati di Lyxor. “Il volume complessivo degli ordini è prova della capacità del mercato di assorbire tutte le transazioni, senza avere sbalzi ingiustificati nel prezzo. In Europa, una parte significativa dello scambio di Etf avviene over the counter, fuori dai mercati regolamentati. Anche gli ordini Otc contribuiscono alla liquidità di un Etf”.

La liquidità di un Etp, infatti, nasce sia sui mercati primari che secondari. “Nel mercato primario, degli intermediari specializzati (Authorised Participants o AP) trattano direttamente con l’emittente di Etf per creare (attraverso emissione di nuove quote, se la domanda è alta) o acquistare (attraverso la rimozione delle unità esistenti, se c’è un eccesso di offerta) azioni dell’Etf”, prosegue il report.

Di solito, comunque, gli Etf sono scambiati a un valore molto vicino al Nav, proprio perché ogni scostamento crea un’opportunità di arbitraggio per gli AP, i market makers, i quali possono creare o riacquistare quote dell’Etf, per poi scambiarle a fine giornata al valore del Nav e farci un guadagno. Ad esempio: se il Nav di un Etf è 100 e il prezzo di mercato attuale è 99, un AP può comprarlo a 99 e rivenderlo a fine giornata a 100. I market makers effettuano migliaia di operazioni del genere ogni seduta. Muovendosi in funzione dello scarto tra prezzo e Nav, oltre a guadagnarci, gli AP permettono ai due valori di restare molto vicini nel corso della seduta. A questo scopo viene anche calcolata ogni 15 minuti una stima del Nav, l’iNav (indicative Net asset value). Più il mercato replicato è liquido, più la differenza tra Nav e prezzo intra-day sarà contenuta.

Ai fini fiscali, conta il prezzo
Fino all’anno scorso, il regime fiscale sotto il quale ricadevano gli Etf era quello in uso per il risparmio gestito, ovvero per tutte quelle categorie di strumenti appartenenti alla famiglia degli OICR. Tale situazione comportava l’applicazione di una doppia tassazione sugli Etf, consistente in una tassazione sui redditi da capitale (intesi come la differenza tra il Nav delle quote nel giorno di vendita e il Nav delle quote nel giorno di acquisto) e una tassazione sui redditi diversi, riferiti invece al capital gain dato dalla differenza tra il prezzo d’acquisto ed il prezzo di vendita dell’Etf.

La riforma introdotta dal governo Renzi in vigore dal primo luglio 2014, ha cambiato il calcolo del capital gain, oltre che aver aumentato l’aliquota dal 20 al 26%. Attualmente, tutti i profitti da Etf vengono considerati indistintamente redditi da capitale, con le perdite imputabili a redditi diversi di natura finanziaria. Il calcolo di minusvalenze e proventi, nello specifico, è dato dalla differenza tra i prezzi d’acquisto e vendita del replicante, a prescindere dal valore del Nav, attualmente irrilevante ai fini fiscali. 

 

 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.