Morningstar rifà i conti in tasca al petrolio

Gli analisti hanno rivisto il fair value di alcuni titoli energy. Il calo del barile, dicono, ha cambiato lo scenario e il vantaggio competitivo di diverse aziende. Ecco chi può approfittare dell’oil a 75 dollari.  

Marco Caprotti 24/03/2015 | 14:49

Se il mondo del petrolio è - come sembra- veramente cambiato, allora bisogna rivedere le valutazioni dei titoli energetici. Anche di alcuni di quelli coperti dalla ricerca Morningstar. Una mossa necessaria, secondo i nostri analisti, alla luce delle prospettive del prezzo del barile che è (e sarà) sempre più condizionato dalla produzione americana di shale oil.

“Una delle caratteristiche della produzione americana di scisto è quella di potersi adattare molto velocemente agli andamenti della domanda e alle dinamiche del prezzo”, spiega Allen Good, Senior equity analyst di Morningstar. “La disponibilità dell’oil made in Usa, le modalità di estrazione e i costi di produzione fanno in modo che ce ne sia una grande quantità a poco prezzo. Quindi, se prima i ragionamenti sul segmento energy venivano fatti prendendo come prezzo di riferimento 100 dollari al barile, ora dobbiamo rifare i conti utilizzando come base 75 dollari al barile”.

A dare maggiore stimolo a questa dinamica c’è il fatto che l’Organizzazione dei paesi produttori (l’Opec, di cui gli Usa non fanno parte) ha deciso di non tagliare la sua produzione, sperando che il continuo ribasso dei prezzi porti l’America a considerare poco conveniente estrarre a questi valori. “Il risultato che ha ottenuto, però, è quello di lasciare quote di mercato agli Stati Uniti e far diventare il segmento oil un posto dove ora si vede una vera concorrenza”, continua Good.

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Nome TitoloPrezzoCambio (%)Morningstar Rating
BP PLC ADR26,77 USD2,84
Exxon Mobil Corp60,93 USD3,78
Royal Dutch Shell PLC ADR Class B41,75 USD3,32
Total SE40,98 EUR1,02
Tullow Oil PLC50,82 GBX9,81

Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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