Così la Cina nutre la Capra

Gli investitori hanno grandi speranze per il nuovo anno del paese che si lascia alle spalle un 2014 deludente. Il trend demografico e quello dei consumi dovrebbero dare una spinta, così come la maggiore accessibilità dei mercati equity. Meglio fare attenzione alle banche. 

Marco Caprotti 25/02/2015 | 16:17
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A dar retta all’oroscopo cinese, i nati nel segno della Capra sono altruisti e non sopportano i tradimenti. Caratteristiche che, gli investitori, sperano possano vedersi anche sul mercato finanziario della prima economia emergente appena entrata nel nuovo anno dopo un 2014 (quello del Cavallo) per certi aspetti deludente. I dati diffusi dall'Ufficio centrale per le statistiche di Pechino parlano di una crescita economica leggermente inferiore al 7,5%, che era considerato quello auspicabile dal governo. Per trovare un tasso così basso bisogna tornare al 1990 (curiosamente, anche quello, del Cavallo), quando il paese era sotto un regime di sanzioni causato dalla strage di piazza Tienanmen dell’89 (Serpente). Dopo il cosiddetto decennio d’oro, iniziato nel 2002 (un’altra volta Cavallo) con tassi di crescita annuale sempre superiori al 10%, la Cina ha rallentato a partire dal 2012 (Drago), quando si è fermata al 7,7%, un tasso mantenuto l’anno seguente (Serpente).

Il rallentamento dell’anno scorso – peraltro atteso dagli economisti - è stato provocato dalla crisi del modello basato su bassi salari, investimenti pubblici e industrie altamente inquinanti, oltreché sul protratto boom dell' edilizia. Il mattone, in particolare, ha fatto registrare nel 2014 una decisa frenata, che si è ripercossa sulle industrie del cemento, del vetro e dell'acciaio che sono colpite da un eccesso di produzione cronico. “I bassi tassi di crescita, considerati spesso critici, non dovrebbero contrastare in alcun modo l’aumento dei corsi azionari”, spiega uno studio firmato da Jian Shi Cortesi, gestore del JB China Evolution Fund di Swiss & Global Asset Management. “Negli ultimi 15 anni il reddito medio cinese si è ottuplicato, raggiungendo gli 8.000 dollari Usa. Già quest'anno il paese potrebbe salire al secondo posto, dopo gli Usa, nella spesa per i consumi. Di questo ulteriore aumento del potere di acquisto possono beneficiare sia i mercati locali sia quelli internazionali. Tutti i settori come tecnologia, salute, ambiente e beni di consumo potrebbero trarne vantaggio nel lungo periodo”.

I trend
Gli operatori hanno individuato almeno tre tendenze di cui gli investitori, dicono dovranno tenere conto. Prima: l’agenda di riforme. “Le modifiche introdotte alla politica del figlio unico potrebbero accrescere il tasso di natalità, diventando un tema d'investimento pluriennale. Secondo le stime, questo cambiamento si tradurrà in 9,5 milioni di nuove nascite l’anno”, spiega uno studio di Fidelity Worldwide Investment. “Lo scopo è contrastare il crescente invecchiamento demografico e la conseguente contrazione della forza lavoro. La spesa relativa ai prodotti per l'infanzia e altri settori correlati come generi alimentari, abbigliamento, sanità e istruzione potrebbe, quindi, registrare una crescita sostenuta nei prossimi anni”. Seconda: la più generale crescita dei consumi, “che deriva dall’impegno del Governo e da fenomeni quali l’urbanizzazione e lo sviluppo della classe media e che influisce in modo significativo su diversi settori”. Terza: “L’estensione del programma Stock Connectalla Borsa di Shenzhen e la prospettata inclusione delle A-Share negli indici Msci sono fattori che potrebbero innescare un nuovo rally di questa tipologia di titoli”, dice il report di Fidelity.

Occhio alle banche
Il suggerimento che arriva dagli investitori professionisti, tuttavia, è quello della prudenza. “Il mercato comprende una grande ed estremamente diversificata selezione di aziende, che vanno da grandi imprese statali a piccole società imprenditoriali”, dice uno studio firmato da Matthew Vaight, manager dei fondi M&G Asian ed M&G Global Emerging Markets. “Quando si investe in Cina è essenziale un approccio selettivo. Secondo noi, troppe aziende continuano ad essere gestite per il bene dello Stato piuttosto che degli investitori. Di conseguenza, noi rimaniamo diffidenti sulle banche cinesi poiché crediamo che non possano capire, o che sia loro permesso di praticare una buona disciplina di capitale. Le banche, insomma, non agiscono per creare valore per gli azionisti. Ma date le opportunità di valutazione di molte aziende, crediamo che ad oggi ci siano opportunità attraenti disponibili per gli stock picker attenti”.

 

 

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.