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Fondi pensione, un anno in chiaroscuro

La previdenza complementare registra ottimi rendimenti rispetto al Tfr, ma le adesioni avanzano a piccoli passi e la nuova tassazione non aiuta. 

Valerio Baselli 09/01/2015 | 09:47

Il 2014 è stato un anno ricco di novità e particolarmente turbolento per il mondo previdenziale. Dal referendum promosso dalla Lega Nord per abolire la riforma Fornero (il parere della Corte Costituzionale in merito è previsto entro la fine di gennaio), all’introduzione della busta arancione (anche se in via sperimentale a 10 mila lavoratori inscritti all’Inps a cui mancano pochi anni al pensionamento), fino alla legge di Stabilità approvata la settimana scorsa.

Quest’ultima, infatti, ha introdotto due importanti novità. La prima riguarda l’aumento della tassazione sulle performance dei fondi pensioni dall’11 al 20% (dal 20 al 26% per le casse professionali). Questo, oltre a ridurre le prestazioni nette, marca ancor di più la differenza tra l’Italia e il resto d’Europa in materia: solo da noi, in Danimarca e in Svezia, infatti, i rendimenti sono soggetti a prelievo fiscale. Negli altri paesi Ocse, la tassazione avviene una volta sola, cioè al momento del pensionamento. Il Sole 24 Ore ha calcolato che con la nuova aliquota la riduzione della prestazione può arrivare fino all'11% della posizione netta maturata. Questa decisione è stata ampiamente criticata dagli adetti ai lavori; Alberto Brambilla di Itinerari previdenziali, ad esempio, ha lanciato una controproposta riguardante il gioco d’azzardo (clicca qui per leggere).

All'inasprimento della tassazione, si aggiunge poi l'altra novità del Ddl, cioè la possibilità per i lavoratori di richiedere in busta paga l’accantonamento mensile del Trattamento di fine rapporto (Tfr). Anche questa misura, sottraendo risorse agli accantonamenti, avrà probabilmente un impatto negativo sulle prestazioni finali dei fondi. Clicca qui per guardare il Video Vox Populi Tfr in busta, sì o no?

Rendimenti positivi
Insomma, anche il 2015 si presenta come un anno in cui si discuterà molto di pensioni: flessibilità in uscita, mini anticipi per i lavoratori, rivalutazione dell’assegno, età pensionabile, nuove norme per i limiti agli investimenti dei fondi pensione. In tutto ciò, il punto fermo restano le performance, che nel 2014 sono state decisamente positive.

Secondo i dati della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, l’anno scorso i rendimenti medi dei fondi pensioni negoziali (+5,8%), aperti (+5,9%) e dei Pip (+5,1%) sono stati superiori alla rivalutazione del Tfr (+1%; dati a fine novembre). Inoltre, in questo caso tutte le linee proposte dalle tre macro categorie segnano performance medie superiori al Tfr. Si va, infatti, dal +1,1% della linea obbligazionaria pura dei fondi negoziali, al +6,8% della linea bilanciata dei fondi aperti.

Sul lato delle adesioni, i primi nove mesi del 2014 hanno segnato un aumento degli iscritti alla previdenza integrativa del 4%, arrivando a poco più di 6,2 milioni di aderenti. Nel dettaglio, i fondi negozioali hanno perso lo 0,2% degli iscritti, i fondi aperti hanno guadagnato il 4,9% di iscrizioni e i Piani individuali il 9,6%.

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar in Francia e Italia.

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