Usa, un 2014 da ricordare

La piazza amaricana ha messo a segno un record dopo l'altro. A dare la spinta necessaria è stata, ancora una volta, la Fed. I radar restano sui tassi di interesse.

Marco Caprotti 08/01/2015 | 10:56

Il 2014 del mercato Usa è stato da incorniciare. I diversi indici che formano la piazza di Wall Street hanno battuto numerosi record al rialzo. Il paniere Russel 1000 in dodici mesi ha segnato il 29% (in euro). Le cose, però non sono partite con il piede giusto. A gennaio del 2014, ad esempio, il mercato immobiliare ha subito i rigori del clima americano. Tra gli indici di sentiment, il Philadelphia Fed è calato oltre le attese. Negativi sono stati anche l’indice di attività della Fed di Chicago e di quella di Richmond. La fiducia dei consumatori, infine, è tornata indietro di oltre un punto, ritracciando in buona parte il balzo precedente. Le vendite al dettaglio, sempre un anno fa, hanno deluso le attese. Le condizioni meteorologiche hanno pesato anche sulla produzione industriale di gennaio. Il report sul mercato del lavoro dello stesso mese ha mostrato la creazione di 113 mila posti (consensus 185 mila). I dati contrastati provenienti dalle indagini regionali sull’attività manifatturiera e per ultimo il calo del Pmi di Chicago (59,6 da 60,8 a gennaio 2014), hanno fatto da preludio alla discesa decisamente superiore alle attese dell’Ism manifatturiero.

“Facendo la somma di tutti questi elementi viene da pensare che il missile dell’economia americana, che doveva decollare quest’anno, sia ancora sulla rampa di lancio”, diceva in quel periodo Robert Johnson, responsabile della ricerca economica di Morningstar. “La cosa preoccupante è che il conto alla rovescia sembra bloccato. Di positivo c’è che non è ancora stato sospeso”.

La Fed si fa sentire
Poi le cose sono migliorate. Ad aprile La Federal Reserve ha ritenuto che l’economia fosse abbastanza forte per sostenere la riduzione del quantitative easing. “Molti dei recenti indicatori suggeriscono che la crescita sia sulla giusta traiettoria”, ha detto il presidente della Banca centrale Usa, Janet Yellen, durante una testimonianza sull’economia americana davanti alla commissione economica congiunta del Congresso. La corporate America, nel frattempo, ha mostrato uno stato di salute invidiabile. I tassi di default sono arrivati ai minimi storici, mentre l’utilizzo della leva si è mantenuto a livelli contenuti.

Ad agosto gli investitori hanno dovuto fare i conti con una battuta d’arresto di Wall Street. Il mercato, in sostanza era stanco dopo aver accumulato guadagni per gli ultimi 18 mesi. Le notizie che sono arrivate dal fronte macro e dalle trimestrali, del resto, non giustificavano una frenata. L’unica spiegazione, quindi, era legata alla volontà di tirare un po’ il fiato.

Occhio ai tassi
L’attenzione degli operatori nei mesi seguenti è stata tutta per il rialzo dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve. Il tempo del primo aumento del costo del denaro negli Stati Uniti “sta arrivando, ma non è ancora arrivato”, ha detto durante un'intervista Jeme Powell, membro del Board della Federal Reserve, spiegando che il primo giro di vite ci sarà nel 2015, probabilmente attorno a metà anno, come per altro sostiene la maggior parte degli analisti. Parlando invece dell'economia americana nel suo complesso, Powell ha spiegato di non vedere bolle e ha detto di essere cautamente ottimista sulle prospettive, nonostante il rischio derivato da una crescita debole a livello globale. 

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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