All'Europa manca già il fiato

Le tensioni geopolitiche, insieme alle valutazioni delle azioni e alle scarse prospettive della regione ritardano la ripresa del Vecchio continente. Attenzione, dicono gli operatori, alle brutte sorprese da parte delle banche. 

Marco Caprotti 07/08/2014 | 10:40

L’Europa torna a viaggiare con il freno a mano tirato. L’indice Msci della regione nell’ultimo mese (fino al primo di agosto e calcolato in euro) ha perso il 3,6%, portando a +3,2% la performance da inizio anno. Le ragioni dietro a questo rallentamento sono di tipo tecnico e geopolitico, a cui si aggiungono alcuni eventi imprevedibili.

“Paragonandolo ad altri mercati - e in particolare a quello americano - sembra che non ci sia alcun incentivo a investire nel mercato europeo”, spiega uno studio firmato da Rupert Welchman, Senior Portfolio Manager di Ubp. “Guardando alle valutazioni a 12 mesi dei P/E forward, apparentemente sono allineate. Tuttavia, scavando un po’ più a fondo, i due mercati sono in realtà molto diversi. Negli Stati Uniti, i ricavi per azione stanno mediamente toccando nuovi massimi, ben al di sopra del picco del 2008, registrando così elevati margini. In Europa, invece, stanno ancora stazionando intorno al picco registrato nel 2008, mentre i margini rimangono enormemente sotto pressione. Senza una forte domanda interna che sostenga i ricavi, sarà difficile aumentare la redditività per le società attive nel Vecchio continente”.

I punti deboli
A livello di singoli paesi, i fanalini di coda degli ultimi 12 mesi, vale a dire Italia e Francia, hanno continuato a perdere terreno a causa della crescita nulla del Pil. “I problemi strutturali che affliggono queste nazioni sono risaputi, ma restiamo fiduciosi nella loro capacità di tornare a registrare un modesto tasso di espansione nei prossimi trimestri”, spiega una nota di Mark Burgess, Chief Investment Officer di Threadneedle Investments. “La Germania continua a evidenziare le migliori performance, e ci attendiamo che il vigore del mercato del lavoro e le condizioni monetarie favorevoli contribuiscano a portare la crescita del PIL al 2,5% nel 2014.

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Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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